Il Tirreno

Lucca

IN TRIBUNALE 

Condannati per il crac di Autotrasporti Amorusi

Luca Tronchetti

Quattro anni per l’amministratore di fatto e due per quello di diritto per una bancarotta del 2014 stimata in 6,9 milioni

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Luca Tronchetti

PORCARI. Due condanne e tre assoluzioni per una vicenda legata al crac degli autotrasporti in Lucchesia che vide al centro delle indagini della procura della Repubblica il fallimento della Cooperativa Lucchese Autotrasporti (Co.La.) con sede a Marlia che aveva accumulato debiti per 5,3 milioni. Una storia iniziata nel 2013 e conclusasi, almeno in primo grado, nel 2019 con tre condanne e due assoluzioni. Tra i condannati c’erano Andrea Gallello, 66 anni, di Lammari e Fedele Cozza, residente a Cirò Marina (Crotone). Ed entrambi sono stati nuovamente condannati stavolta per il fallimento della ditta Autotrasporti Amorusi con sede a Porcari decretato dal tribunale fallimentare nel 2014 con una presunta esposizione debitoria di 6,9 milioni di euro. Oltre ai Andrea Gallello e Fedele Cozza, rispettivamente amministratori di fatto e di diritto della società di autotrasporto, erano coinvolti nell’inchiesta anche Guerrino, Marziale e Giuseppe Gallello, tutti residenti nel comune di Capannori, e tutti assolti dai giudici del tribunale (presidente Gerardo Boragine, a latere Michela Boi e Matteo Marini) per non aver commesso il fatto.

Andrea Gallello è stato condannato per bancarotta patrimoniale a quattro anni di reclusione mentre Fedele Cozza, che stando alle fiamme gialle titolare di una pizzeria, è stato condannato per bancarotta documentale a due anni di reclusione con i benefici di legge.

Un’indagine complessa, quella della Guardia di Finanza, ostacolata dall’assoluta mancanza di scritture contabili che non sono state depositate e gli inquirenti non sono riusciti a trovare. La vicenda è emersa durante l’indagine sulla Cooperativa Lucchese Autotrasporti. I finanzieri si sono accorti dell’esistenza della ditta Autotrasporti Amorusi mentre stavano acquisendo documentazione sulla Co.La. Non trovando libri e scritture contabili i militari della Guardia di Finanza, attraverso una ricostruzione di natura induttiva, sono risaliti al fatturato della Autotrasporti Amorusi e agli amministratori dell’azienda con sede a Porcari. Il buco, per l’accusa, ammontava a quasi sette milioni e sul conto intestato all’azienda gli inquirenti non avrebbero trovato poste attive. Gli atti dopo il fallimento era finiti sul tavolo del sostituto procuratore Piero Capizzoto che aveva disposto il rinvio a giudizio per i cinque indagati.

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