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Bar e ristoranti accettano il Green pass: «Favorevoli, perché l’alternativa non c’è»

Rossella Luchesi
Bar e ristoranti accettano il Green pass: «Favorevoli, perché l’alternativa non c’è»

Qualcuno, più scettico, sottolinea che avrebbe preferito un periodo di rodaggio prima di adottare la normativa in blocco

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LUCCA. In linea di massima sono tutti d’accordo. Anche perché lo ritengono l’unica soluzione per poter lavorare, dopo oltre un anno di alternanza di aperture e chiusure che certo non ha giovato all’economia della loro azienda. Il Green pass introdotto ieri sul territorio nazionale per contrastare l’evoluzione dei contagi da Covid, ha sortito effetti positivi nella maggioranza delle attività di bar e ristorazione che, salvo qualche perplessità sulla gestione del nuovo provvedimento ministeriale, concordano sull’utilizzo della tessera verde. I locali si stanno adeguando, anche in considerazione di eventuali controlli.

«Per adesso è tutto sotto controllo – affermano i fratelli Ezio e Michela Teani, titolari dell’omonimo bar in via Vittorio Emanuele –. Ai clienti abituali non chiediamo di esibire la tessera, perché sappiamo essere tutti vaccinati. Agli altri e ai turisti abbiamo invece chiesto di mostrare il pass, invitando a non sedersi all’interno coloro che non ne erano in possesso. Speriamo nell’esito positivo del provvedimento – aggiungono – che forse necessitava di tempi più lunghi per comprenderne il meccanismo, evitando il rischio di multe salate».

Qualche problema, le nuove disposizioni ministeriali lo causeranno senz’altro, secondo Patrizia Lorusso, contitolare del Caffè Nero di via del Crocifisso, che intravede parecchi nodi da sciogliere, sull’obbligatorietà del Green pass. «Senza dubbio – spiega – andremo incontro a qualche disagio, soprattutto in presenza di condizioni meteo avverse che ci costringeranno a selezionare i clienti che possono consumare all’interno e facendo alzare chi è privo di tesserino verde, invitandolo a bere al banco e ad andarsene velocemente. Non essendo pubblici ufficiali – prosegue la commerciante – non possiamo chiedere i documenti personali, ma ci affidiamo al buon senso dei clienti, ai quali chiediamo comunque di esibire il pass se intendono prendere il caffè all’interno».

Per vent’anni Massimiliano Puccioni ha fatto l’odontoiatra, ma nel 2008 ha appeso gli arnesi al chiodo per inseguire la passione per la ristorazione, aprendo il ristorante Bastian Contrario in via San Paolino. «L’esperienza in campo sanitario – dichiara – mi ha reso responsabile e rispettoso della salute e della sicurezza mia e degli altri. Per questo sono favorevole al Green pass, l’ennesima rivoluzione ministeriale, alla quale mi adeguo con convinzione, considerando una potenziale perdita del 40 per cento degli incassi. Personalmente – prosegue – sono pro-vaccino e lo consiglio a tutti, ma resto dell’idea che ciascuno debba fare le proprie scelte nella massima libertà. Per quanto mi riguarda, da oggi chi vuole mangiare nel mio locale dovrà essere in regola con le nuove norme, anche se mi costerà l’impegno di una persona per controllare che tutto sia a posto».

È stato deciso tutto troppo in fretta, secondo Alberto Marsili, titolare della pizzeria Itaco in via San Paolino. «Ci voleva un periodo di rodaggio – commenta – e tolleranza sulle sanzioni almeno fino alla fine di agosto, giusto per familiarizzare con le nuove normative e non creare spiacevoli imbarazzi alla clientela».

Alla Buca di Sant’Antonio sperano nel buon senso e nella pazienza e collaborazione dei clienti che, prima di sedersi a tavola nell locale, dovranno attendere i dovuti controlli. «Non possiamo fare altrimenti - spiegano Lucia e Corrado Pacini che gestiscono il locale col padre Giuliano – queste sono le regole e dobbiamo rispettarle». Favorevoli al Green pass Imma Palumbo, titolare del Bistrò in via S. Andrea e la sua dipendente Giuseppina Perrino che ha avuto l’intera famiglia colpita dal covid. «Non abbiamo avuto problemi – dicono – perché ormai la gente è informata e si comporta di conseguenza, osservando le regole per non creare disagi».

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