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“Roberto the Bruce” esorcizza l’incubo e dalla Scozia si alza forte un “Grazie Italia”

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“Roberto the Bruce” esorcizza l’incubo e dalla Scozia si alza forte un “Grazie Italia”

I racconti dei barghigiani che vivono Oltremanica: «Ecco come abbiamo vissuto la finale dei campionati europei» 

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la storia

luca dini

Tra le tante piazze in delirio per la vittoria azzurra all’Europeo, ce n’è una in cui i festeggiamenti degli italiani si sono mescolati a quelli degli scozzesi. Barga e la Scozia, un legame centenario, che ha visto nuovamente tutti uniti sotto il cielo del pallone per un obiettivo comune: vedere sconfitta l’Inghilterra.

Così, i caroselli di Barga si sono sovrapposti a quelli di Glasgow grazie ai social. Da Facebook a Whatsapp, intere famiglie e amici si sono inviate le foto dei festeggiamenti che anche in Scozia hanno avuto un livello molto simile a quello delle piazze italiane. Come raccontano alcuni emigrati e come spiega la consigliera comunale Sonia Ercolini, nata a Glasgow. «Uniti contro l’Inghilterra come mai prima – dice – l’Italia per conquistare l’Europeo, la Scozia per rimarcare la propria voglia di indipendenza, ancora maggiore dopo la Brexit».

In Scozia le “preghiere” per un’impresa italiana sono iniziate sabato quando The National, quotidiano che supporta l’indipendenza scozzese, metteva in prima pagina Roberto Mancini in versione Braveheart con un titolo dal sapore di supplica: “Salvaci Roberto, sei la nostra speranza finale”. Alla parata di Gigio Donnarumma sull’ultimo rigore, la festa è così esplosa. «Nel mio ristorante avevo 100 tifosi scozzesi che avevano prenotato - dice Anthony Cecchini, imprenditore barghigiano insignito dello Scottish Italian Awards nel 2016 – è stata una notte fantastica. Io abito in Scozia da ormai 23 anni, qui ho adesso due ristoranti ad Ayr ed Ardrossan. Quando c’è stato il vantaggio inglese dopo due minuti, nel ristorante regnava il silenzio. I miei ospiti hanno ripreso a parlare col passare dei minuti. Ai rigori? Sembravano tutti matti».

Festa grande anche a Dumfries, la città scozzese più vicina al confine con l’Inghilterra, appena 30 chilometri, dove abita la famiglia Rinaldi. «Quando è iniziata la partita, ho pensato che avrei voluto essere in Italia – racconta Loreno Rinaldi – avrei potuto spegnere la tv, non comprare i giornali e insomma evitare tutto il post partita in caso di sconfitta. Invece, è stata una grande vittoria ed averla vissuta da italiano all’estero moltiplica l’orgoglio e la soddisfazione. Ho visto la gara con mio fratello Carlo, mio figlio Giancarlo, i miei nipotini e naturalmente mia moglie Margaret, scozzese, con cui sono sposato da 52 anni. Sapevo che gli Azzurri potevano farcela, ma l’avvio non è stato dei migliori e ho pensato che avremmo perso. Poi la gioia ai rigori. Io mi sento italiano al 100 per cento, vengo sempre quattro-sei mesi a Barga e tutto questo l’ho trasmesso anche a mio figlio e ora ai miei nipoti. Della sconfitta inglese, mi dispiace solo per quei ragazzi che hanno sbagliato i penalty decisivi e che ora sono sotto attacchi beceri e razzisti».

A Barga, i caroselli hanno fatto tappa anche al bar di Paolo Gas ribattezzato il Barga Celtic Pub e sede del club dei tifosi italiani del Celtic, la cattolicissima squadra calcistica di Glasgow.

E mentre i pub espongono il tricolore, il The National titola “It’s coming Rome” sfottendo lo slogan degli inglesi che sognavano la coppa, come scrive il Daily Mail: «Almeno ci sono dei britannici felici». —

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