Il Tirreno

Lucca

rapporto “svegliare l’aurora 2021” 

La pandemia getta nella povertà i giovani: è record di richieste d’aiuto alla Caritas di Lucca

Tiziana Gori
La pandemia getta nella povertà i giovani: è record di richieste d’aiuto alla Caritas di Lucca

Nel 2020 è cresciuto del sette per cento il numero delle persone che si sono rivolte ai trenta Centri ascolto della provincia

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LUCCA. Mai così tanti dal 2000: «Se qualcuno pensava che alla crisi finanziaria del 2008 – commenta Donatella Turri, direttrice della Caritas diocesana – sarebbe seguita una lenta ripresa, si sbagliava. Le povertà si sono accumulate. Stranieri e italiani si rivolgono ai nostri Centri ascolto in egual misura. I nuovi poveri sono i giovani, sono i padri separati, le famiglie con più di due figli, gli uomini e le donne con lavori precari che non riescono a pagare l’affitto».

Il grafico elaborato dall’Ufficio statistiche del Comune di Lucca, che ha collaborato con la Diocesi nella stesura del rapporto sulle povertà 2021, mostra che è un’umanità dolente quella che bussa alle porte dei Centri ascolto (una trentina in tutta la provincia). Cerca soprattutto materiale, cibo in primo luogo, e una mano a risolvere problemi d’affitto o legati al lavoro.

Il rapporto. È intitolato “Svegliare l’aurora” (il titolo di un salmo), è consultabile al link: https://www.diocesilucca.it/blog/svegliare-laurora/ ed è stato presentato ieri mattina dal vescovo Paolo Giulietti e da Donatella Turri.

Dati in crescita. Si è passati dalle 109 persone accolte nel 2000, alle 635 del 2008, alle 1.435 del 2014 fino ad arrivare alle 2.033 dello scorso anno. È aumentato del 7 per cento rispetto al 2019 il numero delle persone che si sono rivolte ai Centri. Il 30,7 per cento (583 persone) hanno varcato per la prima volta la soglia lo scorso anno, il 70 per cento sono ritorni, povertà mai guarite o amplificate dalla pandemia.

Colpiti i giovani e le famiglie con più di un figlio. Il 49 per cento vive in un contesto familiare. Nel 62,7 per cento dei casi chi chiede aiuto ha un’età compresa trai 25 e i 54 anni. Chi ha più di un figlio corre maggiori rischi di non riuscire ad arrivare a fine mese, anche in presenza di un lavoro fisso. «La pandemia – riflette con amarezza Turri – ha contribuito ad aggravare il fenomeno della povertà materiale ed educativa dei minori. Abbiamo tanti bambini poveri». Una realtà di fronte alla quale una società che voglia definirsi civile non può voltare lo sguardo. Tra coloro che dicono di avere figli minorenni conviventi (883 su 2033) il 28,3 per cento ha due figli, il 38,4 per cento ne ha tre o più di tre.

Il lavoro che non c’è. Il 55,7 per cento dichiara di essere disoccupato e il 23,5 per cento di avere un lavoro precario o sommerso da cui non ricava uno stipendio sufficiente a mantenere il proprio nucleo familiare. Secondo Turri la pandemia ha reso esplosivo (e molta attenzione dovrà essere posta al problema nei prossimi mesi) l’emergenza abitativa. «Il lockdown ha complicato la possibilità di trovare occupazioni stagionali o part time, anche di lavoro nero, alle quali ricorrevano alcune persone accompagnate dai progetti promossi dai Centri di ascolto. Si è creata un’ulteriore fragilità economica».

Testimoni privilegiati. Il rapporto Caritas si è avvalso delle testimonianze raccolte dalla Consulta degli organismi socio assistenziali della Diocesi e dagli operatori che quotidianamente, per lavoro, hanno a che fare con persone disagiate. Tante le storie raccontate a insegnanti, pediatri, parroci, farmacisti, commercianti. Tutti confermano che i problemi nella vita familiare e nel lavoro sono iniziati in seguito alla pandemia: «Chi non aveva risparmi si è trovato ad accumulare debiti e non poter comprare cose necessarie». A questi “appena poveri” sarà dedicato il lavoro di Caritas e Diocesi, affinché possano sollevarsi dalla crisi prima di caderci del tutto. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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