«Ciao amico Lari, la tua canzone è per te». L'addio commosso di tutto il paese
Il cantastorie Gildo, amico del paroliere, gli ha cantato il suo brano preferito. «Ho messo il testo nella bara: andrà con lui»
Barbara Antoni
LUCCA. A salutare Ilario Da Costa, per tutti "Lari", morto sabato notte per una malattia, c'era tutto il paese di Santa Maria del Giudice. Le bandiere rosse del Partito Comunista e quelle con il volto di Ernesto "Che" Guevara, che Lari sfoggiava orgogliosamente sul suo basco color verde militare, hanno sventolato per lui, prima nel corteo partito dal centro della frazione e poi nel piccolo cimitero dove si è svolta la cerimonia funebre. Un addio che, per volontà della sua famiglia, è stato tanto inusuale quanto commovente, una cerimonia laica per congedarsi da una persona speciale alla quale hanno fatto da corollario le canzoni che Lari aveva scritto, di suo pugno, che i suoi amici artisti avevano musicato e che spesso erano state protagoniste di tante serate a Santa Maria del Giudice.
Lari era un personaggio eclettico: era nato ottantatré anni fa nel paese di Sillicagnana, sulla montagna, nel territorio comunale di San Romano Garfagnana, ma ancora molto giovane si era arruolato in Marina, per restarci sei anni. Al ritorno, non era rientrato a San Romano ma aveva preferito "fermarsi" a Santa Maria del Giudice, dove si era sposato e aveva messo su famiglia: a questo luogo che aveva scelto per vivere era molto affezionato. Di professione fabbro, Lari era la vera anima del paese, aveva fondato con altri compaesani la locale sagra della zuppa e si dilettava nell'organizzare manifestazioni canore e molto spesso era lo speaker di tante manifestazioni: era questa la sua grande passione. E scriveva. Scriveva poesie e testi in vernacolo, ma anche molti testi per le canzoni. Tra le più famose, quella sulla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli; tra le sue preferite proprio quella che racconta la sua storia personale, intitolata non a caso "La canzone del Lari".
L'amico di sempre, il cantastorie Gildo dei Fantardi, anche lui di Santa Maria del Giudice, l'aveva musicata, «ed era venuto fuori proprio un bel brano», racconta Gildo, ancora profondamente scosso per la morte dell'amico. Al camposanto, Gildo quella canzone l'ha cantata per l'amico, per dargli l'ultimo saluto. Ha imbracciato la sua chitarra e l'ha centellinata, nota per nota e parola per parola: era una dedica che veniva dal cuore. «È la canzone del Lari disceso dai monti e andato in Marina: racconta la sua vita», aggiunge il cantastorie Gildo. E confessa: «Il testo di questa canzone sarà per sempre con lui. Ho trascritto il testo su un foglio e l'ho messo nella bara».
Non è stato l'ultimo brano scelto per l'addio. Con Gildo a salutare Lari anche altri artisti della loro combriccola di gioventù, come Franco Cozzoli di San Macario e Luciano Belli, anche lui lucchese. Un altro brano che non poteva mancare in questa giornata d'addio è stato "La storia della vita". Anche in questo caso, il testo era firmato da Ilario Da Costa. «Si nasce e si muore, eterna parabola, si mangia per vivere per fare l'amore, il viver felici è solo una favola» è una delle strofe più toccanti.
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