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La medaglia della città a Nanni Maffei I genitori salvarono una famiglia ebrea
Il riconoscimento consegnato dal sindaco e dall’assessora Vietina. Poi l’intitolazione di tre alberi storici a tre donne
lucca. La medaglia della città di Lucca consegnata a ieri mattina a Giovanni Maffei dalle mani del sindaco Alessandro Tambellini e dell'assessora alla continuità della memoria storica Ilaria Vietina. È stato un momento intenso e commovente, nel ricordo del gesto di altruismo e accoglienza che la famiglia lucchese Maffei compì nei confronti di una famiglia di origine ebraica in fuga dalle persecuzioni dei nazisti.
Maffei, oggi novantaduenne, imprenditore agricolo di San Lorenzo di Moriano, è infatti l’ultimo componente della famiglia che nel maggio del 1944 accolse nella sua casa sua un nucleo di origine ebraica in fuga dai nazisti. Il nucleo era composto da Rosa Rosenthal vedova Rheinhold, la figlia Lilli Rheinhold e il genero Ugo Brandini, quest’ultimo italiano nativo di Siena. La famiglia Rheinhold -Brandini viveva a Viareggio ma per paura di essere rastrellata e deportata, aveva deciso di ritirarsi nell’entroterra. A maggio del 1944, la vedova Rheinhold con la figlia e il genero arrivarono nel Morianese e qui conobbero la famiglia Maffei. Il capofamiglia, padre di Giovanni Maffei e di altri tre figli, decise con sua moglie Rosa Simonetti di dare ospitalità alla famiglia ebraica, riservando ai suoi tre componenti il terzo piano della loro abitazione. Non ebbero indugi, non pensarono al rischio che stavano correndo: pensarono solo a salvare tre vite umane.
Da qui la storia delle due famiglie si intrecciò molto strettamente, fino a quando, il 29 settembre 1944, la casa dei Maffei venne bombardata dai cannoni tedeschi piazzati lungo la Linea Gotica per arrestare l’avanzata degli americani.
Si salvarono Giovanni, che aveva 16 anni, la madre, il fratello e le due sorelle, ma non il padre, rimasto nella stalla nel disperato tentativo di salvare le sue vacche. Con lui morirono sotto il fuoco dei cannoni Rosa Rosenthal Reinhold e Ugo Brandini, e anche un giovane vicino di casa. Più tardi Lilli, che era pittrice, tornò a Siena dai parenti del marito. Mentre Giovanni (“Nanni”, come lo chiamano tutti) aiutò la madre a ricostruire la casa e a continuare, insieme ai fratelli, l’attività del padre. «Facevo la prima media quando accadde quella tragedia – ha raccontato –. Dovetti lasciare la scuola e lavorare».
Per il gesto semplice e grande della sua famiglia, ieri “Nanni” ha ricevuto il riconoscimento dalle mani del sindaco e dell’assessora Vietina, con gli occhi lucidi, consapevole di vivere un momento davvero molto importante. Accanto a lui anche Claudio Orsi, scrittore e storico locale, che per primo ha raccolto la sua storia e grazie al quale ha potuto essere conosciuta e divulgata.
Subito dopo la cerimonia di consegna della medaglia nella Sala degli Specchi di Palazzo Orsetti, nell’attiguo giardino del palazzo, in collaborazione con l'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea in provincia di Lucca, l’amministrazione comunale ha intitolato tre alberi storici ad altrettante donne, tre giuste, arricchendo il Giardino delle giuste e dei giusti, uno spazio verde ideale diffuso in tutta la città che ricorda, promuove e fa conoscere la storia e le azioni di persone che hanno dedicato l'intera esistenza a ricercare la verità, a fare giustizia, a tutelare i diritti di chi diritti non aveva.
Gli alberi sono stati intitolati ad Agnes Heller, filosofa ungherese studiosa dei totalitarismi, costretta a lasciare il suo paese perché voce di dissenso verso il regime comunista; a Felicia Bartolotta, vedova Impastato, madre di Peppino Impastato, il giornalista di Cinisi ucciso dalla mafia nel 1978; a Yusra Mardini, siriana, cresciuta in mezzo alle devastazioni e alle violenze della guerra. In fuga dal 2015 e profuga in Germania, è divenuta atleta olimpionica di nuoto e attivista per i diritti dei rifugiati. —
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