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Viareggio 

Oggi i funerali al Don Bosco dov’era solito andare a pregare

Claudio Vecoli

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Claudio Vecoli

viareggio. Un amore scoppiato in gioventù, quando ancora era uno dei pilastri dell’Inter e della Nazionale e nei ritagli di tempo libero si concedeva una giornata di mare al bagno Nettuno insieme a Mariolino Corso. Ma che è poi maturato con il tempo, tanto da far diventare Città Giardino la sede del suo “buen retiro” con l’amata moglie Rosalba. Per Burgnich quello con Viareggio è stato un rapporto forte, vero, intenso. Tanto da voler trascorrere qui, nella sua casa di via Buonarroti a nord della via Zara, gli ultimi anni della vita. E sempre qui, oggi alle 14,30 si terranno i funerali nella chiesa di don Bosco al Marco Polo.

Nato in Friuli, Burgnich ha imparato a conoscere Viareggio e la Versilia quando - difensore di talento alla corte della grande Inter - sceglieva l’allora Perla del Tirreno per rilassarsi con qualche compagno di squadra (in primis Corso e Armando Picchi). «Io l’avevo conosciuto negli anni Settanta al bagno Nettuno – racconta il dottor Enrico Petri, suo amico di quegli anni destinato poi a diventare il suo medico di fiducia – dove veniva spesso con altri giocatori della mitica Inter di quegli anni. Era innamorato di questa terra. E ne era innamorata anche sua moglie Rosalba, che essendo originaria di Altopascio da queste parti veniva spesso in vacanza».

Giocatore di Udinese, Juventus, Palermo, Napoli ma soprattutto Inter, durante la sua lunga carriera da giocatore ha girato mezza Italia. E altrettanto ha fatto da tecnico, quando ha allenato a lungo in giro per lo Stivale (con più tappe in Toscana, sulle panchine di Livorno e Lucchese). Ritiratosi dal mondo del calcio all’inizio degli anni Duemila, però, non ha avuto dubbi su dove godersi il meritato riposo. E, dopo alcuni anni ad Altopascio (ma in estate fuggiva al mare insieme alla moglie e ai figli Simonetta, Patrizia e Gualtiero), dal 2004 si è trasferito armi e bagagli a Città Giardino.

Quella a Viareggio, per lui, è stata una vita lontana dai riflettori, nonostante un passato da gigante del calcio azzurro e nerazzurro. Fatta di lunghe passeggiate a piedi in Pineta o lungo la Terrazza della Repubblica. O di giornate in spiaggia al bagno Pinocchio, a due passi dalla sua abitazione. E da uomo del NordEst, Burgnich era anche persona di fede. Era facile trovarlo seduto nei giorni di festa sulle panche della chiesa del Don Bosco (quasi sempre nella stessa, alla sinistra dell’altare, un po’ in disparte).

Ma nonostante fosse schivo, “la Roccia” non aveva abbandonato del tutto il mondo del calcio. In zona partecipava con piacere alle cerimonie a cui veniva invitato. E così era facile trovarlo – quando era ancora aperto – allo Stadio dei Pini per l’inaugurazione della Coppa Carnevale. O al ristorante “da Giorgio”, per premiare ogni stagione i migliori giocatori del Viareggio. Nel 2017 a lui stesso fu consegnato un riconoscimento per la sua gloriosa carriera durante il Premio Viareggio Sport. Un premio a un figlio adottivo che forse come pochi altri si era affezionato alla città che lo aveva accolto. —

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