Le visite nelle Rsa slittano se ne riparla a inizio giugno
Entro il 28 maggio le strutture dovranno inviare i protocolli all’azienda sanitaria Intanto sono sommerse dalle chiamate dei parenti delle persone ospitate
Gianni Parrini
LUCCA. Visite nelle residenze sanitarie, falsa partenza. Servono protocolli condivisi con le Asl e un modulo per “l’accettazione del rischio” che deve stilare la Regione. Se ne riparla ai primi di giugno.
Qualche giorno fa il presidente Eugenio Giani ha firmato un’ordinanza con la quale ridava il via alle visite nelle Rsa. Il provvedimento stabilisce le modalità di accesso per parenti e amici degli ospiti.
All’ingresso i visitatori dovranno presentare il certificato verde che però ancora non è stato adottato. In attesa che arrivi, occorre essere in possesso di una delle condizioni per il suo rilascio e cioè l'avvenuta vaccinazione, o la guarigione dal Covid, o un tampone negativo nelle 48 ore precedenti. In teoria sarebbe possibile richiedere il tampone nelle struttura ma questo è un altro punto da chiarire.
In ogni caso, dopo la diffusione della notizia, che risale a mercoledì 19 maggio, le strutture della Lucchesia sono state subito prese d’assalto dalle telefonate: decine di persone volevano far visita ai propri cari, che non vedono dall’autunno scorso, eccezion fatta per le strutture dove sono state realizzate le cosiddette “stanze degli abbracci”. Il problema è che le rsa non sono ancora in grado di dare il via alle visite e non lo saranno almeno fino ai primi di giugno. I motivi li spiega Enrico Simonetti, presidente della cooperativa la “Salute”, che in Lucchesia gestisce la rsa Alba serena a Lucca (40 ospiti), il Sole ad Altopascio (20 ospiti), la Paoli Puccetti a Gallicano (20 ospiti) e San Cataldo (45 ospiti). «L’ordinanza della Regione demanda alla direzione delle rsa il compito di predisporre dei protocolli per l’accesso dei visitatori. Entro il 28 maggio dobbiamo presentarli alla direzione territoriale dell’Asl per una condivisione. E in questi giorni – conclude Simonetti – ci stiamo proprio dedicando a questo».
«I protocolli – prosegue Lisa Cattani, dipendente della Salute che si occupa di questa faccenda – devono prevedere percorsi specifici per l’ingresso dei visitatori e punti di incontro con gli ospiti al di fuori delle zone di degenza comunitarie e possibilmente esterne o laterali alla struttura. Noi le abbiamo già individuate: in linea di massima i protocolli non dovrebbero essere molto diversi da quelli che avevamo preparato nel maggio del 2020 per la prima riapertura alle visite. Ci sarà la possibilità di visita fino a due persone alla volta, ma sempre su appuntamento. In casi estremi, ovvero di ospiti allettati o in situazioni particolari, il visitatore potrà entrare nello spazio di degenza. Il tampone in rsa? È una delle opzioni, ma dobbiamo ancora costruirla». C’è poi il rebus del modulo per la condivisione del rischio, che i visitatori devono firmare all’ingresso: «Tra gli allegati dell’ordinanza non c’era il modulo per la condivisione del rischio. La Regione deve redigere un modello standard altrimenti si rischia il caos».
Poi c’è la questione della privacy, che consente si di visionare il certificato vaccinale o di avvenuta guarigione di un visitatore ma non consente di conservarlo o fotocopiarlo come invece sarebbe opportuno in caso di verifiche a posteriori. —
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