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Alla Resistenza con la tonaca Il giardino dei Giusti di Lucca ricorda tre sacerdoti eroi

luigi spinosi
Alla Resistenza con la tonaca Il giardino dei Giusti di Lucca ricorda tre sacerdoti eroi

Don Renzo Tambellini, don Sirio Niccolai e don Guido Staderini aiutarono, a rischio della vita, i perseguitati dai nazifascisti  

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La cerimonia

luigi spinosi

Una scelta spontanea, la più naturale per un uomo che si vuol definire tale, e ancor di più per un uomo di chiesa chiamato a rispettare principi morali che hanno un valore superiore alla legge terrena. Fu quella presa religiosi lucchesi che nell’estate del 1944, nel momento più buio della nostra storia recente, non ebbero dubbi sul cosa fare: difendere i perseguitati dagli occupanti tedeschi e dai collaborazionisti fascisti. Una scelta naturale e costata in molti casi la vita, come dimostrano la storia di don Aldo Mei o dei certosini di Farneta. A tre di quei religiosi che fecero la scelta giusta al momento giusto e scampati alle ritorsioni, ieri, nella vigilia della ricorrenza della Liberazione, sono stati dedicati altrettanti alberi nel parco di Villa Bottini. Si tratta della terza cerimonia del genere nel territorio del Comune, in una sorta di versione diffusa del Giardino dei Giusti di Israele.

I religiosi cui sono stati intitolati gli alberi sono don Sirio Niccolai, don Guido Staderini e don Renzo Tambellini (alla cerimonia erano presenti anche tre nipoti di don Renzo, Riccardo Tambellini, Anna Maria Tambellini e Maria Pia Lippi). Tutti e tre, pur sapendo bene quali rischi correvano, si spesero in quei giorni tremendi per dare assistenza a ebrei e renitenti.

«La parola giusti – ha ricordato l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti – in ebraico indica chi mette una siepe intorno alla torah (la bibbia ebraica ndr), perché ci sono cose che vanno al di là della norma. Dei limiti che non possono essere oltrepassati. E in quanti (basti pensare al processo di Norimberga), hanno cercato di giustificare ciò che avevano fatto dicendo “noi abbiamo solo obbedito alla norma”. In alcuni momenti occorre andare al di là della legge».

Ed è quanto fecero tanti religiosi lucchesi, anche dietro l’esempio del predecessore di Giulietti, l’allora arcivescovo Antonio Torrini, figura ricordata dal sindaco Alessandro Tambellini, e meritevole «di aver dato un indirizzo ben preciso in un momento che si doveva fare una scelta, o da una parte o dall’altra, perché la neutralità non era contemplata». Presenti alla cerimonia anche l’assessora Ilaria Vietina, Luigi Rovai dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea e una delegazione della Compagnia dei Legnaioli. Per la Provincia c’era la consigliera Maria Teresa Leone, che ha sottolineato l’importanza di queste iniziative, soprattutto per il messaggio che devono trasmettere alle nuove generazioni.

L’assessore regionale Stefano Baccelli ha trovato un significativo messaggio nella cerimonia: «È bellissimo dedicare tre alberi giganteschi a questi uomini che, del resto, erano dei giganti». Infatti le tre piante scelte (un cedro, un calocedrus e un platano) sono le tre più alte del giardino.

Un omaggio che, alla mente di monsignor Giulietti ha richiamato anche un verso dei salmi: «Il giusto fiorirà come la palma e crescerà come il cedro del Libano». —



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