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«Multato perché lavoravo per mantenere i miei figli»
La spiegazione del tatuatore che dopo essere stato sanzionato è stato denunciato per danneggiamenti a una fontana pubblica
castelnuovo. «Ho lavorato di domenica per ché sono un padre che deve pensare ai suoi figli». Il tatuatore multato e poi denunciato per danneggiamenti a una fontana pubblica, spiega i motivi che lo hanno spinto a non rispettare le regole, ma preferisce non presentarsi con nome e cognome.
«Salve, non mi presento formalmente – spiega in un breve intervento –, preferisco farlo per quello che sento di essere: un padre. Essere padre alla fine è come essere cittadini italiani: si conoscono i doveri della Costituzione, si avvertono i bisogni dei propri figli, ergo, ci comportiamo in armonia con entrambi per adempiere ai nostri doveri. Questo accadeva molto tempo fa. Da allora in Italia è diventato reato lavorare per bisogno, tanto che sono stato multato per trovarmi a lavorare, quando non avevo più altra scelta, in un giorno di domenica. Una volta, in Italia, non si sarebbero permessi certi oltraggi, e io da buon padre sarò fiero di andare in galera per non aver fatto altro che il mio dovere». Queste le sue parole.
Il fatto risale allo scorso fine settimana, quando il tatuatore ha visto entrare nel proprio negozio i militari delle Fiamme gialle per controlli sull’osservanza delle norme anti Covid. Lui non poteva tenere aperto, di questo è consapevole. Spiega di averlo fatto per necessità. È critico verso le restrizioni che obbligano tanti artigiani e commercianti a tirare la cinghia all’inverosimile, senza la speranza di una data sicura per la riapertura. Di questo episodio si è molto parlato a Castelnuovo negli ultimi giorni. —
Tiziana Gori
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