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La protesta

«Arrabbiati? No, noi siamo disperati» Ristoratori in piazza con il cappio al collo

«Arrabbiati? No, noi siamo disperati» Ristoratori in piazza con il cappio al collo

Operatori lucchesi alla manifestazione di Confcommercio a Firenze: «Ci diano risposte o il Primo Maggio apriremo tutti»

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FIRENZE. Un cappio al collo che ogni giorno si stringe di più. È l’immagine simbolo della nuova manifestazione regionale di Confcommercio e ne è protagonista Samuele Cosentino (ristorante de “Gli Orti di via Elisa”), rappresentante dei ristoratori e dei baristi della provincia di Lucca.

Cosentino si è presentato sotto la prefettura di Firenze con la sua giacca da lavoro e, appunto, un cappio al collo. La mattinata, che ha visto il collegamento con il palco centrale di Roma, si è conclusa con i vari presidenti, tra cui Rodolfo Pasquini, per Lucca e Massa Carrara, che hanno portato le richieste dell’associazione prima al prefetto Alessandra Guidi e poi al presidente della Regione, Eugenio Giani. «Arrabbiato? No, disperato – dice Cosentino – siamo scesi in piazza, in modo composto e seguendo le regole perché questo è il nostro modo di fare, ma non significa che non vogliamo risposte: ci serve sapere subito la data di ripartenza. Voglio tornare in cucina, non stare in una piazza con un microfono. Il cappio? Mi è venuta questa immagine, ogni giorno che passa tante aziende chiudono. Abbiamo bisogno di buona politica, serve concretezza. Non ci servono annunci e smentite, ma un programma di riapertura. Un percorso che può partire anche da aperture parziali. Apriamo i ristoranti a pranzo e vediamo i dati dei contagi, vediamo se siamo noi il problema. Quando? Da subito».

L’intenzione di Confcommercio è avere in poco tempo una risposta e se non ci sarà una data a breve, il primo maggio il messaggio agli associati sarà quello di aprire. «I ristoranti e tutte le imprese commerciali hanno bisogno di programmazione – dice Simona Del Ry del ristorante Peperosa – abbiamo ordini da fare, turni dei dipendenti da pianificare. La data è la nostra priorità e vogliamo riaprire per rimanere aperti. Attendiamo da mesi ormai, non possiamo più aspettare. Siamo stati pronti sin dal primo lockdown con protocolli e quant’altro e siamo pronti anche ad ulteriori sacrifici, ma aprendo nuovamente le nostre attività».

A Firenze anche Aurelio Barattini dell’”Antica Locanda di Sesto”: «Siamo tutti stanchi, sono passati 14 mesi e tante promesse – dice – siamo sconcertati da misure che non comprendiamo. Vediamo i tavoli dei ristoranti lungo l’autostrada con gente seduta a pranzo e noi non possiamo nemmeno servire un panino fuori. Ci sono tante soluzioni intermedie per farci aprire come ad esempio l’utilizzo degli spazi esterni».

Non solo food, Confcommercio era presente anche con i massimi esponenti del sindacato Federmoda, dal presidente Federico Lanza a Matteo Pomini, presidente del Centro commerciale naturale Città di Lucca.

«Ci servono certezze – dice Pomini – dobbiamo sapere gli orari da far fare al personale. Nei nostri negozi non c’è rischio di contagio, la mascherina viene mantenuta sempre nelle attività commerciali».

«Le nostre attività pianificano gli acquisti con largo anticipo, i magazzini sono pieni di merce – conclude Lanza – mi auguro non si debba arrivare al primo maggio a forzare l’apertura, ma serve una indicazione forte dalla politica». —

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