«Legge da cambiare basta col presentare le ore a consuntivo»
altopascio. Parte da una premessa Rossano Rossi, segretario generale della Cgil di Lucca. Che quello dell’agricoltura è un settore molto, molto importante, per l’economia italiana, ma ampiamente bistrattato. «Basti pensare – dice – che, seppur limitati e insufficienti, i settori del commercio e del turismo hanno avuto ristori dal Governo per la pandemia. Quello dell’agricoltura no. Il coronavirus ha fatto danni, e l’agricoltura rischia di uscire da questa situazione ulteriormente penalizzata».
Quello segnalato dai carabinieri del Nucleo ispettorato ad Altopascio non è l’unico “fenomeno” legato al caporalato in provincia negli ultimi anni. Sono state sporte denunce nei confronti di un titolare di autolavaggio, di un’impresa edile, di due imprese di pulizie. E sono in corso altre indagini.
«La legge 199 del dicembre 2016 che – ricorda Rossi – sul reato di caporalato, prevedeva la nascita di cabine di regia per monitorare e contrastare il fenomeno. Le parti – sindacati, imprenditori, Inps, forze dell’ordine – si sentono, ma non sono coordinate “ad hoc”. Di cabine di regia, dal 2016, ne sono state formate solo due in Toscana, ad Arezzo e Siena. E non funzionano neanche tanto bene. Se poi – prosegue – vogliamo fare una riflessione più strutturata diciamo che la grande distribuzione impone agli imprenditori agricoli prezzi insostenibili. Le leggi che regolano il settore in Italia risalgono agli anni ’60, ’70, e c’è una difficoltà oggettiva a contrastare il lavoro nero. La possibilità, prevista per legge, che ha l’imprenditore di presentare le ore del dipendente a consuntivo, rende di fatto inapplicabile qualsiasi controllo. Un ispettore va nei campi, vede chi c’è al lavoro, il titolare gli dice che quel lavoratore sta facendo una delle dieci ore indicate nel contratto e invece, oltre a quelle dieci, ne lavora poi altre cento al nero». —
T. G.
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