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La merce è la stessa ma le regole no Ambulanti infuriati con il nuovo blocco
Prodotti che possono essere venduti in negozio al chiuso non possono essere commercializzati nei mercati all’aperto
Emanuela Ambrogi
BAGNI DI LUCCA. Sono più infuriati che rassegnati i titolari di banchi ambulanti, ancora una volta fermati dalla zona rossa. In particolare non possono accettare che quegli stessi articoli venduti regolarmente nei negozi (quindi al chiuso) che possono rimanere aperti, non si possano acquistare – almeno quelli – sui banchi. Quindi in un ambiente all’aperto. Qui, infatti solo gli ambulanti che vendono prodotti alimentari possono continuare a lavorare.
Una situazione che pesa in particolare nella zona della Media Valle, dove in teoria ci dovrebbero essere tanti mercati fissi, oltre a quelli che vengono allestiti in occasione di feste e ricorrenze.
Leonetto Pierotti, presidente dell’Anva Confesercenti Toscana Nord, parla di un momento drammatico per la categoria: «Essendo da mercoledì scorso in zona rossa a Bagni di Lucca in particolare non possiamo fare niente. Vero è che nelle zone mercatali le persone sono ovviamente tutte all’aria aperta, ma anche nei Comuni più piccoli, dove i mercati hanno meno banchi e grandi aree, il sindaco non può agevolarci in alcun modo. Bisogna attenersi alle regole del governo, altrimenti entra in campo il prefetto. Il momento è molto difficile per la mia categoria. Negli ultimi giorni di zona arancione ero a Lucca, ma stare aperto ha rappresentato più una rimessa che un guadagno. Possiamo solo aspettare, sperando che tutto passi al più presto, ma è veramente dura».
Non nasconde la sua preoccupazione anche Marco Carrara, 47 anni di Bagni di Lucca, continuatore di una tradizione di famiglia (il padre Luigi Carrara è stato ambulante una vita in tutta la vallata con il suo banco di capi di abbigliamento). «Abbiamo un disperato bisogno di lavorare – dice Carrara – le spese sono tante e siamo fermi da troppo tempo. Questa è la seconda Pasqua che perdiamo, e abbiamo perso anche un Natale. Abbiamo tanta merce acquistata ferma in magazzino, i capi sono stati presi, ma a chi li vendiamo? I ristori? Sono arrivati solo quelli dati dal governo Conte. Ora sto facendo le domande per avere quelli del 2021, ma le spese intanto corrono e sono alte, sia per l’attività che si basa sul camion attrezzato, che per la famiglia. Ho due figli piccoli».
Il fatto che più fa arrabbiare gli ambulanti è la confusione che appare chiara nella gestione dei momenti di stop alle attività . «Perché – chiede Carrara – alcuni generi possono essere venduti nei negozi e non sui banchi all’aperto, dove le persone sono certamente più distanziate? Penso ai capi di biancheria intima, all’abbigliamento per bambini e a quello sportivo. Perché nei negozi sì e sui banchi no? Perché mettere allo stesso piano un posto come Roma, dove un mercato può contare anche 300 banchi, e un Comune come Bagni di Lucca, dove al sabato mattina siamo in sei venditori? C’è equità? Non mi pare».
La preoccupazione è che le scelte nazionali sulla gestione delle zone rosse finisca per mettere gli operatori l’uno contro l’altro. E non solo. Come viene evidenziato chi è corretto e rispetta le norme, non nota reali controlli su chi invece le trasgredisce, magari approfittando delle restrizioni imposte agli altri concorrenti, offrendo anche articoli che non potrebbero essere venduti né dai commercianti, né dagli ambulanti. —
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