Il Tirreno

Lucca

l’analisi di confindustria  

Bene il metallurgico ma le materie prime sono poche e assai care

Bene il metallurgico ma le materie prime sono poche e assai care

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LUCCA. Il mercato del settore metalmeccanico e metallurgico? Sta andando, nello stesso tempo, bene e male: bene sul fronte vendite, male sul fronte acquisti, dato l’aumento dei costi delle materie prime. È asimmetrico infatti l’andamento delle industrie del settore che aderiscono a Confindustria Toscana Nord. Un fattore comune tuttavia esiste, ed è la tendenziale ripresa alla fine del 2020, ultimo periodo osservato dalla più recente rilevazione del Centro Studi dell’associazione. E la tendenza in questo inizio 2021 sembra consolidarsi.

Il comparto però – si legge sulla nota di Confindustria Toscana Nord – si trova ad affrontare un aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime, costo che riguarda principalmente i metalli di più diffuso utilizzo, dal rame all’acciaio, dall’alluminio (al massimo dal 2018) al nickel, e che quasi sempre è a doppia cifra. È diventato difficile anche reperire i materiali da rifondere, i cosiddetti rottami ferrosi, che la Cina sta pagando molto bene, rastrellandoli per produzioni meno raffinate ma in forte crescita (come alcune componenti della produzioni di automotive); e la cui eccedenza non reimmette sul mercato, creando un’alterazione di dinamiche consolidate nei prezzi dell’alluminio secondario

«Alcuni movimenti – commenta il presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Toscana Nord Massimo Bellandi – sono da considerarsi fisiologici in una situazione anomala come quella da cui stiamo auspicabilmente uscendo: ristoccaggio e anticipo degli acquisti al momento dell’inizio di ripresa e riequilibrio dopo i forti cali dei prezzi durante la crisi Covid 2020 sono fenomeni che si dovrebbero riassorbire. A preoccupare sono alcuni segnali di manovre speculative, che non rispondono alla normale logica di domanda e offerta, ma che derivano da manovre finanziarie più difficili da arginare e governare».

«Certo è – riprende Bellandi – che la violenta tempesta che da un anno ci ha colpito imporrà di riorganizzare i cicli produttivi dell’impresa, a iniziare dalla centralità del magazzino. Occorre assicurarci nell’immediato la pronta reperibilità di scorte di semilavorati, necessari a far fronte a richieste improvvise in tempi ragionevoli e a prezzi non troppo condizionati dai mercati dei metalli. Teniamo presente che molte delle nostre aziende lavorano con paesi che hanno ripreso a crescere in maniera impetuosa, come il Nord America, o in nazioni europee che, già pronte a cogliere le opportunità offerte dal Next Generation, hanno già visto un’accelerazione economica. È anche per l’Italia vitale rispettare la scadenza del 30 aprile e presentare alla Commissione europea il Piano nazionale di ripresa e resilenza». —

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