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«Sovraffollati gli uffici rimasti aperti» La Uil chiede di garantire la sicurezza
LUCCa. Ridurre le aperture, come è stato fatto durante l’emergenza, non serve a ridurre il rischio Covid. Anzi, casomai è vero il contrario: meno uffici e meno sportelli aperti significa maggior affollamento. Gabriella Paganelli della Uilposte Lucca interviene sulle condizioni di sicurezza per gli operatori di Poste, condizioni che presentano molte falle, compresa quella dei vaccini promessi che non arrivano.
«A un anno dall’inizio della pandemia – scrive la sindacalista – registriamo che ancora non sono stati riaperti tutti gli uffici postali con gli orari pre covid, come da noi più volte richiesto in ogni sede. Avevamo avuto più volte avuto assicurazioni dall’azienda che ci sarebbe stato in tempi brevi un ripristino di tutta la rete degli uffici postali, ma così non è stato. Questo comporta sovraffollamento negli uffici rimasti aperti e difficoltà per la clientela che non riesce a usufruire del servizio in tutte le località previste, e che troppo spesso si assembra negli uffici postali rimasti aperti a pieno regime. Purtroppo spesso gli operatori postali subiscono intemperanze da parte di alcuni clienti, non di rado anche offese, intimidazioni e aggressioni verbali e nessun controllo è previsto agli ingressi degli uffici. Abbiamo chiesto più volte un presidio apposito all’ingresso degli uffici postali con apposito personale o guardie giurate, ma questo viene fornito solo di rado. Viene chiesto a direttori e operatori di presidiare gli ingressi, ma in una situazione di carenza di personale questo diventa molto difficoltoso e oltretutto espone i nostri lavoratori a rischi che non sono compresi nelle loro mansioni: non sono mancati infatti casi di reazioni spropositate da parte di clienti che erano stati invitati ad aspettare per entrare in ufficio per evitare assembramenti o a rispettare il posizionamento sugli appositi stalli per rispettare le distanze di sicurezza. Inoltre, la mancanza di un adeguato presidio agli ingressi si fa sentire anche per il rispetto delle forme di prevenzione legate all’utilizzo della mascherina da parte dei clienti e della misurazione della temperatura prima di recarsi allo sportello. Infatti soltanto da poco sono stati installati in tutti gli uffici postali dei termoscanner a disposizione della clientela, ma nessuno può controllare in modo specifico il loro utilizzo corretto da parte di ogni cliente che entra in ufficio: ancora una volta questo viene chiesto a operatori di sportello e responsabili che, in una situazione di grave carenza di personale per le operazioni indifferibili, non possono espletare i anche queste mansioni che non sarebbero di loro competenza, date anche le numerose richieste per le operazioni di sportelleria o di sala consulenza».
«Nella stessa situazione – roprende Gabriella Paganelli – sono anche i portalettere, spesso in difficoltà per gestire la consegna di oggetti a firma su giri sempre più lunghi, aggravati dalla necessità di dover ricordare troppe volte al cliente l’obbligo di mascherina nel momento della firma, visto che la legge non ha rinnovato la possibilità di immettere direttamente in cassetta le raccomandate. E allora se la necessità di gestire un’emergenza sanitaria ancora in atto si sposa con la necessità di espletare il servizio essenziale in modo efficiente e senza riduzioni, non ci spieghiamo perché ancora Poste non ha provveduto alla riapertura di tutti gli uffici postali a regime orario ordinario. La Uilposte continuerá a chiederlo in ogni sede e a segnalare senza riserbo tutte le difficoltà connesse, che ricadono su lavoratori e clienti».
«In tutto questo contesto – chiude la sindacalista – ancora niente vaccini nonostante gli annunci. Poste, come comunicato dal management, ha effettivamente predisposto un piano vaccinale elaborato in collaborazione con il policlinico Gemelli di Roma, ma a tutt’oggi i vaccini non ci sono per chi da sempre è esposto in prima linea al rischio contagio per svolgere un servizio pubblico essenziale». —
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