Il presidio
Reddito di cittadinanza proseguono i controlli
LUCCA. Un ex dipendente della “Gioielleria Marchi” – società in accomandita semplice del centro storico – è finito sotto processo con l’accusa di appropriazione indebita. Il commesso infedele, originario della provincia di Crotone, avrebbe fatto sparire una serie di monili e oggetti preziosi dall’antica oreficeria lucchese per un importo stimato in poco più di 170mila euro.
L’episodio risale al periodo che va dal 2015 sino all’ottobre del 2016 quando il titolare della storica gioielleria si sarebbe accorto dell’ammanco di numerosi pezzi di pregio che pensava si trovassero in magazzino e che invece erano spariti nel nulla visto che non risultavano tracce della loro vendita. Secondo un primo inventario, confrontando la merce in negozio con il registro delle vendite, mancavano all’appello orologi, anelli, orecchini, ciondoli, bracciali, collane e persino un lingotto d’oro da cento grammi per un valore commerciale superiore ai 170mila euro. Un ammanco pesante e un danno patrimoniale di notevole entità.
Dopo il primo comprensibile smarrimento pian piano sarebbe emersa la verità. A venire in aiuto del proprietario della nota gioielleria una sua conoscente. Navigando in rete aveva notato che un dipendente della «Marchi sas» aveva postato su Facebook immagini di alcuni gioielli praticamente identici a quelli spariti all’orafo. Da quella indicazione è partita la denuncia che ha portato al rinvio a giudizio dell’ex dipendente. Il titolare della gioielleria si è costituito parte civile nel processo. —
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