Il presidio
La chiesa vicina ai lavoratori «Dignità prima del profitto»
lucca. Tempo di crisi economica ma anche di emergenza occupazionale e i diritti dei lavoratori non lasciano indifferente la chiesa cattolica lucchese. Con l’occasione della volontà del Santo Padre di dedicare l’anno liturgico alla figura di San Giuseppe, l’arcivescovo Paolo Giulietti ha voluto celebrare la Santa Messa del 19 marzo concentrando la sua omelia e le sue intenzioni di preghiera alle tematiche sociali che attualmente affliggono l’Italia e in generale il mondo occidentale.
San Giuseppe – unico personaggio tra i principali dell’intera Bibbia che non parla ma agisce molto – è indicato da monsignor Giulietti come esempio di padre che si dedica al figlio e alla famiglia, come migrante, maestro del lavoro ed esemplare nel suo mestiere. Durante la celebrazione c’è stato anche un gesto concreto: la nomina del dottor Luca Pighini quale direttore dell’ufficio per la pastorale sociale e del lavoro chiamato, nell’ambito della curia arcivescovile, alla cura della pastorale negli ambiti della vita civile, socio ambientale e lavorativa alla diffusione di una cultura di pace e alla promozione dello sviluppo umano nella sua integrità. L’ufficio opererà nei suoi intenti con le istituzioni e gli organismi nell’ambito sociale, politico e ambientale nella provincia di Lucca. San Giuseppe è patrono dei lavoratori dal 1° maggio 1955, quando papa Pio IX istituì la festa di S. Giuseppe Artigiano «con l’intento che da tutti si riconosca dignità al lavoro e che questa ispiri la vita sociale e le leggi, fondate sull’equa ripartizione dei diritti e dei doveri». Le intenzioni di preghiera non sono state generiche ma inerenti ai problemi reali e a ciò che ogni giorno si vive nel mondo del commercio, nelle fabbriche, negli uffici, nei cantieri e nei terreni agricoli di molte realtà territoriali. Una di queste è rivolta ai datori di lavoro «affinché non antepongano l’interesse economico alla dignità dei propri lavoratori». L’altra è rivolta ai disoccupati, ai precari, a chi lavora in condizioni disumane e a chi ha perso la speranza rinunciando addirittura a cercare occupazione. —
Michele Citarella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
