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Danneggiatore seriale condannato dal giudice
Quattro mesi di reclusione con i benefici di legge per aver distrutto lo specchietto retrovisore di una macchina in sosta
Luca Tronchetti
LUCCA. Prima condanna per il danneggiatore seriale di San Concordio. Il giudice Nidia Genovese ha condannato a quattro mesi di reclusione con i benefici di legge il pensionato settantacinquenne (di cui non facciamo il nome per i disturbi di natura psichica di cui soffre) che dall’ottobre del 2020 crea disagi e apprensione tra gli abitanti del quartiere. La condanna riguarda uno dei primi arresti, effettuati dalla polizia, e avvenuti lo scorso anno. L’anziano distrusse lo specchietto di un’autovettura parcheggiata nelle vicinanze dell’abitazione senza un reale motivo. E visto che il suo legale non ha chiesto per l’assistito un accertamento sanitario per capire le reali capacità d’intendere e di volere il giudice, letto il dispositivo, ha concluso il processo a cui, peraltro, non ha partecipato l’imputato.
E non sarà l’unico processo che dovrà affrontare il pensionato di San Concordio. Il 12 aprile, per esempio, lo attende un altro procedimento penale, sempre per danneggiamento, di fronte al giudice Michela Boi. Si tratta della vicenda legata ai danni provocati al titolare del “Nicola’s Pub”, Nicola Centoni. Quando per la terza volta l’anziano se la prese con il suo locale. La prime due volte aveva aperto il rubinetto dell’acqua e allagato la corte e quella domenica invece si era scagliato contro le piante e un vaso di cactus. Durante l’udienza di convalida dell’arresto il pensionato aveva ammesso tutto di fronte al giudice: “Sì, il vaso con il cactus l’ho rotto io”. Ma quando il giudice gli aveva chiesto spiegazioni sul gesto compiuto il settantaseienne pensionato, dopo essere rimasto un attimo in silenzio, aveva pronunciato due parole: «L’ho rotto senza un motivo».
La stessa cosa si era verificata precedentemente, sempre nel corso di un’udienza di convalida per altri danneggiamenti a San Concordio, con il giudice Nidia Genovese. Aveva chiesto all’imputato, durante l’interrogatorio in udienza, le ragioni del suo comportamento, dei suoi improvvisi scatti d’ira che lo portano a divellere cartelli stradali e rompere i fari delle auto parcheggiate ai lati della strada. E la risposta del pensionato era stata eloquente: «Non lo so nemmeno io».
Ma quando il giudice gli ha chiesto se voleva sottoporsi a una perizia per stabilire la sua capacità di stare in giudizio la sua risposta era stata decisamente negativa. Il 2 marzo scorso il danneggiatore seriale era finito in ospedale. Dopo una serie di pressioni da parte della polizia municipale aveva accettato di essere caricato su un’ambulanza che lo portava al pronto soccorso del San Luca e da lì nel reparto di psichiatria per un accertamento sanitario obbligatorio diverso dal trattamento sanitario obbligatorio per il fatto che nel primo caso necessita il consenso del paziente.
In quella circostanza prima delle 16, nella palazzina in cui abita, pattuglie della municipale, volanti della polizia, una squadra dei vigili del fuoco e un’ambulanza inviata dalla centrale operativa del 118, si erano radunate intorno alla casa dopo aver ricevuto una serie di sollecitazione da parte di vicini preoccupati per le sue condizioni. —
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