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Smog, camini sotto accusa «Sono peggiori delle auto»

Nicola Nucci
Smog, camini sotto accusa «Sono peggiori delle auto»

In due mesi e mezzo già 28 sforamenti di Pm10 contro un limite di 34 all’anno Secondo gli studi dell’Arpat, il 60 per cento delle polveri sottili arriva dai falò

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Nicola Nucci

CAPANNORI. Anche nel 2021 si continua a respirare male nella Piana. Dall’inizio dell’anno la centralina di via Piaggia ha registrato una concentrazione di polveri sottili oltre i limiti di legge di 50 microgrammi al metro cubo per ben 28 giorni, a un passo dalla soglia di tolleranza di 35 giorni. Soglia che non può essere superata in un anno, e qui siamo a 28 in due mesi e mezzo. È partita da questo preoccupante dato la videoconferenza “Cosa c’è nell’aria” organizzata dal Comune di Capannori alla presenza della responsabile Arpat Bianca Patrizia Andreini, dell’assessore di Capannori Giordano Del Chiaro e dell’ingegnere energetico Francesco Sorbi.

Quel numero di sforamenti conferma la Piana di Lucca tra le peggiori zone in Italia per le Pm10, e l’incontro è servito ad approfondite, con dati e studi aggiornati, le origini dell’inquinamento e anche a ridimensionare alcune certezze, come quelle che vogliono industrie e traffico tra le cause principali dello smog. Invece sono i caminetti e gli abbruciamenti delle sterpaglie i principali indiziati della presenza di polveri sottili nell’aria della Piana. Lo dicono i dati presentati da Bianca Patrizia Andreini: i focolari domestici sono romantici, ma anche molto inquinanti. E rimediare è una strada ancora in salita, nonostante gli incentivi per sostituire i vecchi camini con quelli più efficienti di nuova generazione. Arpat sollecita una politica che porti alla graduale sostituzione di questi sistemi di riscaldamento: «La Piana – ha sottolineato Andreini – ha tra i livelli medi regionali più elevati di Pm10, nel 2020 i superamenti stati 51 e anche l’inizio del 2021 non è incoraggiante». Sotto accusa appunto il fuoco delle biomasse: «Basta dire che bruciare un un chilo di legna e produrre tra le 3 e le 4mila chilocalorie in un caminetto aperto equivale a bruciare 13 chili di pellet o percorrere 6.873 chilometri con un’auto a benzina euro uno. Circa il 60 per cento delle emissioni primarie di Pm10 e Pm 2,5 dell’intera Piana lucchese sono imputabili alla combustione domestica di legna in caminetti e stufe tradizionali».

I dati di Arpat evidenziano come i superamenti della soglia critica, salvo poche eccezioni, sono una costante dal 2007. Preoccupano ancor di più le polveri sottilissime, le Pm 2,5, che penetrano più facilmente nell’apparato polmonare. Un trend stabile dal 2014 al 2020 con valori tra 20 e 25 microgrammi per metro cubo (µg/m³), ben oltre la media regionale di 13,7 µg/m³ (ma, almeno nell’ultima settimana, la situazione è migliorata e dal 9 marzo, complice il vento, i valori sono gradualmente rientrati nella norma). E la pandemia non ha fermato l’emergenza smog, ha solo contribuito a ridurre, e non di molto, l’ossido di azoto, grazie al traffico molto ridotto.

L’assessore Del Chiaro da parte sua ha annunciato alcune misure antismog come l’avvio di uno studio sulle piante che siano adatte al microclima della Piana e che siano in grado di assorbire l’inquinamento, oltre all’introduzione di altre centraline di monitoraggio in diversi punti del territorio. —

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