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Lucca

lotta all’inciviltà 

Rimossi i rifiuti, ma la lotta è impari Fiumi e campi utilizzati come discariche

Luigi Spinosi
Rimossi i rifiuti, ma la lotta è impari Fiumi e campi utilizzati come discariche

La società Sistema Ambiente: «Abbiamo trovato perfino una cisterna di gasolio con ancora del carburante dentro»

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Luigi Spinosi

LUCCa. La cosa più curiosa? «Una cisterna di gasolio. Non un bidone, proprio un enorme serbatoio, in metallo, con ancora del gasolio al suo interno». La risposta della dirigente tecnica di Sistema Ambiente, Caterina Susini, lascia un po’ sgomenti, e anche pessimisti. La domanda riguardava il rifiuto più particolare rinvenuto tra i tanti che vengono abbandonati nei boschi, nelle campagne o sulle rive dei fiumi (a partire dal Serchio). Una risposta che induce al pessimismo scrivevamo, perché se qualcuno si prende la briga di smontare e trasportare addirittura una cisterna di parecchi quintali questo vuol dire che la battaglia contro l’inciviltà sarà dura da vincere.

E che sia dura lo conferma anche la stessa Campani. In particolare è dura proteggere il Serchio: «Lungo il parco fluviale passiamo due volte a settimana per svuotare i cestini – spiega la dirigente della società che gestisce il servizio rifiuti a Lucca – prestando una particolare attenzione alla zona della Terrazza Petroni, che è più frequentata. E in estate aumenteremo i passaggi settimanali portandoli a tre. Ma il vero problema non sono i cestini, e nemmeno le cartacce o i resti di pasti consumati all’aperto (resti che sono comunque aumentati parecchio da quando siamo passati all’asporto). Il vero problema sono i rifiuti ingombranti, che si trovano sempre più spesso».

E sotto il termine rifiuto ingombrante non rientrano solo il vecchio frigorifero o la lavatrice ormai rotta, che pure non mancano, ma sempre più spesso vi sono rifiuti di provenienza professionale, come resti di attività agricole (tra vecchi sacchi di concime e pezzi di trattori), e ancor di più resti di attività edili, tra vecchi calcinacci, mattonelle. «E eternit, tantissimo eternit – aggiunge Caterina Campani – purtroppo è una problematica che è ancor più grossa la dove ci sono passi carrabili accessibili con semplicità (come nel caso del parco fluviale appunto ndr), in quei punti è facile approfittare delle ore notturne per arrivare e scaricare direttamente sul posto, e passare inosservati. Si tratta una questione che stiamo affrontando a quattro mani anche con il Comune, perché l’unica soluzione è chiudere gli accessi. Lo si è visto anche in altri casi, anche in situazioni di terreni privati che venivano utilizzati da estranei per lo stesso scopo. A volte è bastato mettere una semplice catenella per fare ottenere un sistema di dissuasione».

Poi c’è il capitolo controlli: «Purtroppo – riprende la dirigente di Sistema Ambiente – non possiamo certo mettere una telecamera ogni dieci centimetri, come vorrebbero in tanti. Però i controlli si fanno e spesso hanno successo». Soprattutto controlli indiretti: «Non è il caso del cartone della pizza – riprende Susini – ma per esempio chi getta interi sacchetti di spazzatura spesso lascia tracce che permettono di risalire all’autore». E in questo caso scattano le multe (nell’ordine delle centinaia quelle fatte dalla polizia municipale anche l’anno passato) e nei casi più gravi anche le denunce.

Quindi rimozione, controlli, punizioni: queste sono le direttrici su cui lavorare per combattere il fenomeno. Ma ve ne sono anche altre. Una è la partecipazione (vedi articolo sotto), l’altra è l’educazione per vincere quello che appare come un problema di mentalità: «Purtroppo – prosegue Caterina Susini – è una realtà che vi sono persone che non hanno proprio in testa il principio della differenziazione dei rifiuti, del loro smaltimento, e che trovano naturale smaltire le cose che devono buttare gettandole nel posto che trovano più comodo, anche se inquinano il loro stesso territorio. Perché di certo chi viene a buttare i rifiuti nel Serchio o in altre zone dalla Lucchesia non viene da fuori». E non si tratta di una questione di diverse culture, quanto piuttosto di diverse generazioni. Ovviamente non è possibile generalizzare, ma i casi di abbandoni indiscriminati vedono protagonisti soprattutto appartenenti a due fasce d’età, curiosamente anche lontane tra loro, come spiega Caterina Susini: «Quella degli over settanta e quella dei giovani tra i 15 e i 25 anni». —

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