Il Tirreno

Lucca

Ospedale, ricoveri in crescita

Gianni Parrini
Il dottor Sauro Luchi
◗
Il dottor Sauro Luchi

Il primario di Malattie infettive: «Ma vaccini e monoclonali ci aiuteranno»

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Il trend dei contagi è preoccupante ma non siamo nella situazione della prima o della seconda ondata». Il dottor Sauro Luchi, primario di Malattie Infettive all’ospedale San Luca, fa il punto sull’emergenza coronavirus in apertura di una settimana che si annuncia decisiva per capire se servirà un nuovo lockdown.

«I contagi sono in aumento – dice l’infettivologo – Oggi abbiamo 67 pazienti ricoverati, di cui 13 in Terapia intensiva. Solo ieri abbiamo avuto sei nuovi arrivi, anche se oggi credo che potremo dimettere qualche paziente. In ogni caso se i ricoveri dovessero continuare a crescere a questo ritmo, nell’arco di un paio di settimane il San Luca andrebbe nuovamente verso la saturazione. L’età media dei ricoverati si sta abbassando: ci sono dei 40enni nelle aree Covid e perfino dei 50enni sono finiti in rianimazione. Colpa delle variabili? Direi di sì, anche se non abbiamo dati certi per dire quante sono diffuse sul nostro territorio. Le mutazioni, peraltro attese e preventivabili, hanno reso il virus più contagioso ma non più letale, l’abbassamento dell’età è dovuto al maggior numero di casi in questa fascia della popolazione. Rispetto ad altri territori, ad esempio la Versilia, la situazione è migliore ma bisogna tenere la guardia alta».

Sull’ipotesi di un nuovo lockdown generalizzato Luchi è cauto: «Aspetterei una settimana, dieci giorni – dice il medico – Bisogna far capire alle persone che gli assembramenti non possono essere tollerati: inutile chiudere i ristoranti se poi ci si riunisce in altri luoghi. La scuola? Visto che il virus sta circolando molto tra i più giovani credo che chiudere gli istituti per un paio di settimane sia un’ipotesi da prendere considerazione. Come detto molti contagiati sono 40-50enni con figli che vanno a scuola. Possibile sia quella la catena di trasmissione».

Un quadro preoccupante in cui però ci sono elementi di speranza. «Rispetto alla scorsa primavera o anche a novembre – prosegue l’infettivologo – la situazione è diversa. Innanzi tutto la quasi totalità del personale sanitario è vaccinato e questo è un aspetto positivo per due motivi: si riduce il rischio di trasmissione intraospedaliera e gli stessi operatori sono più tranquilli. In secondo ordine la vaccinazione sui soggetti fragili sta procedendo: gli ospiti della Rsa sono stati quasi tutti vaccinati, la campagna sugli ultraottantenni procede spedita e ora ha preso avvio anche quella dedicata ai malati cronici. In più ci sono insegnanti, forze dell’ordine e altre categorie che hanno già ricevuto la prima dose. Insomma una parte, seppur piccola, della popolazione comincia ad essere protetta. Sappiamo che il vaccino copre dalla malattia. Ci si può infettare, ma senza sviluppare una sintomatologia grave».

L’altro elemento incoraggiante è che a breve si partirà con l’utilizzo dei tanto attesi anticorpi monoclonali: «C’è un doppio canale – spiega Luchi –: una sperimentazione dello Spallanzani a cui partecipiamo e un protocollo già approvato dall’Aifa per il quale stiamo aspettando la delibera regionale. I monoclonali si sono dimostrati efficaci nelle fasi precoci del contagio. Verranno utilizzati nei soggetti che hanno una patologia lieve o moderata, insorta da meno dieci giorni, e che presentano uno o più fattori di rischio. Bisogna creare un collegamento con il territorio per intercettarli tempestivamente».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web