Il presidio
«I controlli? Li vogliamo noi pur di continuare a lavorare»
LUCCa. «Ben vengano i controlli. Forse chi di dovere non ha capito una cosa: come categoria siamo noi i primi a volere le verifiche per dimostrare che noi le regole le rispettiamo, che possiamo continuare a lavorare, che il pericolo non viene dalle nostre attività»: è vulcanico come sempre Benedetto Stefani, presidente provinciale della Fipe Confcommercio, sindacato dei ristoratori. Il senso del messaggio è chiaro: non è chiudendo i locali, dove si adottano tutte le misure di distanziamento e di igienizzazione, che si ferma il contagio. Per questo i controlli sono i benvenuti, perché servirebbero a dimostrare che si può continuare a lavorare in sicurezza. Però, prima, bisognerebbe appunto poter lavorare. E pur di poter lavorare siano benvenuti pure tutti i controlli del mondo. Invece.
A fronte di un rischio contagi nullo, sostiene il presidente di Fipe, si mette in pericolo (quello sì molto alto) la sopravvivenza di tante attività: «Noi vogliamo riaprire, non siamo quelli che hanno portato i contagi – riprende Stefani – invece siamo costretti a questi balletti. Prima in giallo, e stiamo aperti, poi arriva il rosso e ci han chiuso. Eppure è abbastanza chiaro che abbiamo già fatto tutto quello che dovevamo fare per poter lavorare in sicurezza. Invece no. Siamo ancora nell’incertezza: quando riapriremo? Ad aprile? A maggio? Per Pasqua potremo lavorare o no? Come si fa a lavorare in queste condizioni? Continuando così ci faranno fallire. In tanti, quando lo potremo fare, che sia in aprile o a maggio, non riapriranno. Ci sarà, temo, una selezione importante. E questo vuol dire persone che resteranno senza lavoro: ristoratori, ma anche tanti dipendenti».
Un effetto cascata che, per un Paese come il nostro, e in particolare per una città come Lucca, dove la ristorazione rappresenta una fetta importante dell’occupazione, potrebbe avere conseguenze difficilmente prevedibili.
Controlli sì, ma Stefani auspica anche un po’ di buonsenso da parte di chi quei controlli li deve fare. Evita di entrare nel merito dell’ultimo episodio, quello di sabato sera in corso Garibaldi, dove il ristorante Gigliola è stato multato e sottoposto a un’ordinanza di chiusura per aver fatto entrare fuori orario due clienti che dovevano pagare una consumazione passata. Un errore, per quanto veniale, che era stato riconosciuto dagli stessi titolari del locale. La legge è legge, ma, riprende Stefani, «sarebbe bene mettere la stessa attenzione verso le situazioni che capita di vedere davanti a qualche bar anche fuori dal centro».
Intanto però si cerca di sopravvivere: «Ormai lavoriamo per l’asporto solo nel fine settimana, facendo tutto da soli. Si lavora in pratica per andare in pari, ma anche per dare un segno alla clientela, che noi ci siamo ancora». —
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