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«Cara Venezi, le professioni vanno declinate al femminile»
La commissione comunale pari opportunità chiede al “direttore” di collaborare «Vogliamo rivendicare la declinazione di titoli di appannaggio solo maschile»
lucca. Molto garbate, lanciano la sfida. Le componenti della commissione pari opportunità del Comune di Lucca, attraverso la loro presidente Cristiana Dell’Arsina, invitano Beatrice Venezi, la lucchese “direttore” di orchestra, a collaborare con loro per «qualificare e declinare al femminile la nostra lingua come segno profondo di cambiamento e anche di giusto orgoglio femminile». Non succede a caso: venerdì 5 marzo, dal palco di Sanremo dove ha presentato al fianco del conduttore Amadeus la finale dei giovani cantanti, la Venezi ha chiesto di essere chiamata “direttore” anche se è una donna, perché la sua professione, ha detto, è al maschile. Ne è scaturita una forte polemica, alimentata anche da visioni politiche e commenti accademici.
La commissione pari opportunità del Comune di Lucca ha preso l’iniziativa e ha scritto una lettera al “direttore”. «Carissima Beatrice Venezi – scrivono le componenti –, come cittadine lucchesi siamo sue estimatrici, entusiaste e orgogliose della sua affermazione professionale che rende onore alle nostra città che arricchisce il suo patrimonio culturale e musicale con il nome di una donna. Ci ha stupito la sua affermazione di non voler essere qualificata come direttrice, continuando a usare la qualifica di direttore, benché il termine direttrice sia ormai nell’uso comune. Nessuno penserebbe a chiamare direttore una donna dirigente scolastica, per fare un esempio. La lingua italiana si è evoluta, e si sta evolvendo, adeguandosi ai grandi cambiamenti sociali e culturali del nostro paese, tra cui è determinante l’emancipazione delle donne».
«Per anni, anche secoli – prosegue – le professioni sono state declinate solo al maschile perché accessibili solo agli uomini; la sua stessa professione fino a qualche decennio fa sarebbe stata impensabile per una donna. Riteniamo necessario dare il segno del cambiamento, non solo continuando a impegnarci perché le donne possano accedere a ogni professione, ma anche per far sì che le parole, data la loro importanza, siano declinate secondo il genere dei soggetti. L’affermazione delle donne non è solo dovuta a sforzi individuali. È il risultato di un ripensamento del lavoro e delle professioni in tutti i loro aspetti, della valorizzazione di capacità femminili e capacità delle donne di farsi portatrici anche di nuovi assetti dell’organizzazione del lavoro, dei servizi e della lotta agli stereotipi nella comunicazione e linguaggio. Come commissione comunale, saremmo felici se lei nel suo ruolo volesse affiancarci nella rivendicazione della legittimità di declinazione al femminile dei titoli per le occupazioni di appannaggio maschile; come segno di riconoscimento della sua professionalità, e anche della fatica di tante donne che si sono prodigate per superare e far superare ritardi culturali cristallizzati». —
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