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Donna ma «direttore» Scoppia il polverone sulle parole della Venezi
lucca. «Chiamatemi direttore». Con due sole parole, pronunciate dal palcoscenico di Sanremo (dove venerdì 5 marzo ha presentato al fianco di Amadeus la finale dei giovani cantanti), la lucchese Beatrice Venezi ha scatenato un polverone. Il suo lavoro è dirigere orchestre: lei vuole essere chiamata “direttore”, al maschile, perché quello è un termine che nasce maschile. Il dibattito sul genere, la politica e la correttezza linguistica si è acceso anche a Lucca, tra chi ha apprezzato l’uscita della Venezi e chi l’ha criticata. Commenta Lucia Del Chiaro, insegnante ed ex assessora del Comune di Lucca. «Mi sono sempre fatta chiamare assessora, perché è il femminile di assessore. Ritengo che le parole siano importantissime – spiega Del Chiaro –. Ma che facciano parte di un’evoluzione che in parte va guidata, in parte lasciato che venga naturale. Lanciare anatemi non aiuta la causa tanto quanto usare al maschile i nomi delle professioni. Il lessico guida la società ma è anche la società che guida il lessico. Battiamoci affinché "direttrice d'orchestra" non suoni strano alle orecchie, e lo sarà quando ci saranno dieci, cento, mille direttrici d'orchestra». —
Altro servizio a pag. 23
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