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Lucca

IL PROCESSO  

«La morte di Alessandro non era prevedibile»

«La morte di Alessandro non era prevedibile»

Lo sostengono i tre periti dei giudici di corte d’Appello che ritenevano prudenziale fare accertamenti programmati sul bimbo

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LUCCA. 48 ore per prendere una decisione. Che, in qualunque modo la si voglia guardare, sarà sempre dolorosa per tutti i protagonisti di una vicenda che quel tragico 25 ottobre 2012 ha segnato la vita di una coppia di genitori che hanno perso il loro bambino. Perché anche i tre medici, condannati in primo grado e che sostengono con forza la loro innocenza, sono rimasti segnati da questa triste storia.

Ieri udienza fiume in Corte d’Appello a Firenze per rievocare la tragica storia di Alessandro Favilla, 10 anni, morto in seguito ad una crisi respiratoria. Per il giudice di primo grado Stefano Billet il decesso del piccolo fu provocato dal mancato ricovero immediato in una struttura sanitaria. E per questo motivo furono condannati per omicidio colposo legato a negligenza, imperizia e imprudenza tre medici: Elisabetta Spadoni dell’Asl, Graziano Vierucci, medico di libera scelta e Giuseppe Fontana, pediatra di famiglia. Condanne pesanti: due anni di reclusione per la dottoressa Spadoni, un anno e quattro mesi per Vierucci e Fontana. Per il giudice del tribunale di Lucca serviva maggior prudenza: i primi due medici avrebbero dovuto trattenere in ospedale il bimbo visitato il 21 ottobre, il terzo medico, che visitato il piccolo Alessandro il 24 ottobre (la sera prima del decesso), avrebbe dovuto ricoverarlo subito in ospedale. In sintesi per il giudice i tre medici non avrebbero valutato correttamente i problemi respiratori del piccolo.

Ma nell’udienza di ieri in Corte d’Appello è emersa una novità che può modificare l’esito processuale. I tre periti nominati dai giudici della Corte – oltre ai consulenti della pg Luciana Singlitico e quelli dei tre imputati – hanno affermato che la morte del piccolo Alessandro «non era un evento prevedibile». Tuttavia, secondo i periti, «sarebbe stato prudenziale effettuare ulteriori accertamenti per programmare un ricovero». Due elementi che peseranno e non poco sull’esito processuale atteso nella giornata di domani dopo le repliche delle parti in causa. Sull’imprevedibilità del decesso di piccolo Alessandro i consulenti della famiglia si sono pronunciati in modo difforme rispetto a quelli del procuratore generale e degli imputati. Considerando in primo luogo l’elemento, alla base poi della condanna in primo grado, del video girato da un’insegnante della scuola frequentata dal bambino risalente al 19 ottobre, sei giorni prima del decesso del piccolo, quattro della visita effettuata dai medici Spadoni e Vierucci, quindici ore da quella del dottor Fontana. Un documento realizzato con il cellulare che Alessandro mentre parla in classe interrotto da colpi di tosse secca che assomigliano tremendamente a un rantolo. Quel respiro affannoso si era verificato anche nei giorni successivi e quindi avrebbe dovuto essere valutato con la massima attenzione dai tre medici finiti sotto inchiesta con l’accusa di omicidio colposo per colpa medica e condannati in primo grado. Per il consulente della parte civile la morte sarebbe stata causata da una malattia polmonare non diagnosticata con tempestività. Sarebbe mancata una visita pneumologica accurata mediante esecuzione di spirometria. —

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