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Lucca

Imprenditori e dipendenti in piazza «Fateci aprire, siamo allo stremo»

Alessio Ramacciotti
Imprenditori e dipendenti in piazza «Fateci aprire, siamo allo stremo»

In duecentocinquanta tra commercianti e ristoratori hanno manifestato per chiedere sostegno alle categorie economiche

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Alessio Ramacciotti

LUCCA. «Non possiamo andare avanti così». Sono arrabbiati e preoccupati i commercianti e i ristoratori che ieri si sono ritrovati in piazza Napoleone. In 250 circa, stringono in mano dei cartelli: “Rispettiamo le imprese e i lavoratori”, “Salute e lavoro possono convivere”, “Riapriamo!”. Ci sono i titolari delle attività della Lucchesia – dai negozi di abbigliamento alle palestre passando per le agenzie di viaggio – ma anche i loro dipendenti. Insieme, fianco a fianco, per provare a resistere a questa crisi innescata dall’emergenza sanitaria da coronavirus e per sottolineare che quando non si lavora le ripercussioni pesano, a cascata, su tutta la filiera. Chiedono di poter riaprire, di avere dei sostegni economici per le perdite che hanno subito: chiedono di essere ascoltati dalle istituzioni perché così è dura andare avanti. L’hanno fatto in modo pacifico, rispettando le misure anti-Covid durante la manifestazione di ieri organizzata da Confcommercio Lucca-Massa Carrara e da Confesercenti Toscana Nord.

Bedi ha solo 25 anni e arriva dalla Costa D’Avorio. Da sei anni vive a Lucca e lavora al ristorante “Mecenate”: «Il lavoro da noi, anche ultimamente, non è mai mancato ma abbiamo bisogno di aiuto per poter uscire da questa situazione di incertezza», dice. Pathe Balde invece proviene dal Senegal e lavora al ristorante “Forassiepi”. Anche lui, come Bedi, a soli 19 anni è partito dal suo Paese d’origine per trovare fortuna qua e definisce questa situazione «molto confusa e poco chiara».

Lo sa bene Antonio Pirozzi, proprietario del noto ristorante di Montecarlo, che ha una richiesta molto precisa: poter di nuovo aprire. «Chiediamo al governo la possibilità di lavorare in sicurezza – dice – con ben 14 dipendenti la situazione si complica ancora di più se i ristori continueranno a essere insufficienti». Insieme ai tantissimi rappresentanti di ogni settore, ieri in piazza c’era anche lo chef stellato, Fabrizio Girasoli del ristorante “Butterfly”. «Chiediamo che ci vengano fornite risposte a tutto ciò che abbiamo chiesto durante la pandemia – dice – il nostro settore è stato preso di mira». Girasoli, tra l’altro, non effettua servizio di asporto o di consegna a domicilio. «Non possiamo garantire la solita qualità e lo stesso servizio di quando le persone provano la nostra esperienza direttamente da noi», conclude Girasoli. Il clima tra i manifestanti è disteso e così resta fino al termine della protesta. «Abbiamo bisogno di certezze sui tempi di riapertura e dobbiamo far sentire le voci di tutte le categorie perché molte sono state trascurate e abbandonate – dice Claudia Salas Lazzari, titolare del negozio “Barsanti” di via Beccheria – dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica su una realtà fondamentale e cioè che dietro a ogni dipendente, c’è una famiglia».

E fra i dipendenti che ieri hanno manifestato in piazza Napoleone c’è anche Massimiliano Scordino, che da cinque anni lavora come cameriere al ristorante “Forassiepi”. «A casa ho moglie e figli e la situazione sta diventando molto complicata – dice – il lavoro è calato in maniera sensibile e la cassa integrazione è stata irrisoria. Se nessuno ci darà una mano lo stato delle cose peggiorerà sempre di più». Un altro ristoratore sceso in piazza per protestare è Antonio Fava, proprietario dell’Osteria del Manzo: «Adesso è ridicolo parlare di ristori, il settore della ristorazione è stato colpito duramente, servono indennizzi massicci per risanare questa difficile situazione», dice. E poi, per quanto riguarda la sicurezza, Fava ribadisce che «i ristoranti sono il posto più sicuro di tutti perché permettono la tracciabilità delle persone che si siedono a tavola. Noi chiediamo – conclude – un’immediata riapertura per cercare di salvare un settore messo in ginocchio». La manifestazione termina con una speranza comune: quella di ripartire più velocemente rispettando tutte le precauzioni del caso. —

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