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Il detenuto del San Giorgio sospende sciopero della fame
La notizia arriva da Santina Savoca, direttrice del carcere di Lucca Che intanto contesta la garante: «I colloqui si svolgono di persona e online»
lucca. Ha sospeso la sua protesta il detenuto del carcere San Giorgio che nei giorni scorsi aveva dichiarato lo sciopero della fame e della sete a seguito della sospensione del regime di arresti domiciliari a cui era sottoposto. A darne notizia è la direttrice della casa circondariale di Lucca, la dottoressa Santina Savoca. La quale però, allo stesso tempo, tiene a fornire alcune precisazioni in merito all’articolo uscito sulle nostre cronache del 26 febbraio, nel quale l’avvocatessa Alessandra Severi, garante dei detenuti del San Giorgio, aveva tracciato un quadro sulla situazione attuale nella struttura carceraria.
«Come tutti gli istituti del territorio nazionale – spiega la dottoressa – anche quello di Lucca vive un momento di disagio e difficoltà legato all’emergenza sanitaria in atto. Le maggiori inesattezze riguardano però la parte in cui si dichiara che “all’origine di questa situazione divenuta via via sempre più precaria c’è l’isolamento totale dal mondo esterno, dai propri affetti: i colloqui con i familiari sono stati sospesi per l’emergenza sanitaria e mai ripristinati”, così come nella parte in cui il garante dichiara “nel carcere non c’è neanche un tablet per offrire la possibilità di una video chiamata. Chiedo che il carcere ne venga dotato come accade nelle residenze per anziani”. Contrariamente a quanto dichiarato, i detenuti coltivano gli affetti familiari attraverso colloqui in presenza, che, con le dovute precauzioni, sono stati ripristinati da parecchi mesi e si svolgono nella giornata di sabato, quando il nostro territorio è in zona “arancione” e nei mercoledì e sabato quando è in zona “gialla”».
Spiega ulteriormente la dottoressa Savoca che «nella sala colloqui sono state allestite postazioni di computer per l’effettuazione dei video colloqui, che si svolgono quattro o cinque giorni a settimana attraverso la piattaforma “google duo”, e di tale servizio possono usufruire tutti i detenuti, anche con familiari residenti in continenti diversi. Anche ai detenuti in quarantena, che non possono effettuare colloqui in presenza, viene garantita la video chiamata con i familiari, nel rispetto di tutta una serie di misure di prevenzione sanitarie previste e adottate, e si consentono le telefonate anche al detenuto eventualmente positivo che non può uscire dalla “bolla Covid”».
«In merito alle attività dei detenuti, inizialmente sospese al fine di tutelare l’incolumità della popolazione detenuta – continua la direttrice del carcere – non è stato possibile riprenderle a causa della sopravvenuta inagibilità della struttura che le ospitava. Tuttavia, per tale finalità, si stanno allestendo i locali della sezione ristrutturata, cosa condivisa con gli enti e il volontariato nelle apposite riunioni propedeutiche all’elaborazione del “progetto d’istituto”, cui ha partecipato anche la garante Severi».
Infine, «rispetto alla gestione del rischio di contagio – conclude la dottoressa Savoca –, risulta inesatto affermare che “grazie all’impegno degli agenti è stata creata una modalità di agire che garantisce la sicurezza dei contagi”, affermazione che, sembra fotografare una situazione non disciplinata e interventi occasionali non programmati né organizzati. Di fatto, in osservanza delle direttive emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e in collaborazione con il dirigente sanitario del presidio interno, da febbraio 2020 sono stati elaborati sette protocolli sanitari, nonché numerosissime ulteriori disposizioni alla luce dell’andamento epidemiologico, misure che il personale di polizia penitenziaria e quello di tutte le altre aree dell’istituto si impegnano quotidianamente a rispettare per assicurare la tutela della salute di tutta la comunità penitenziaria». —
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