Alla messa del giorno dopo tra i ricordi dei parrocchiani
Michele Citarella
LUCCA. Il giorno dopo la tragedia, tra la gente davanti alla chiesa parrocchiale di Nave in attesa di assistere alla santa messa, l’argomento non poteva essere altro se non quello della morte di Leo Martinelli. «Erano anni che si dedicava a questi lavoretti nel tempo libero». E ancora: «Quando c’era una necessità nella comunità, Leo si prodigava sempre, mettendo a disposizione attrezzi ed esperienza». I lavori, sempre a detta dei gruppi di parrocchiani, erano, a quanto pare di un certo rilievo: «Faceva di tutto, sistemava tetti, pergolati e canalette per l’acqua». La messa domenicale delle 10.30 a Nave ha avuto in Leo il filo conduttore. Il celebrante, don Claudio Ticcioni, ha raccolto i sentimenti dei presenti: «Come comunità, stiamo piangendo per Leo, che oggi vogliamo ricordare per il bene che ci ha fatto». L’omelia è stata breve, con un accenno alla guarigione di un lebbroso da parte di Gesù e all’appuntamento di mercoledì prossimo, giorno di inizio della quaresima. Il tempo rimasto dall’omelia, Don Claudio lo ha voluto dedicare ad una preghiera «scritta con spontaneità e a caldo ieri sera». Il senso della preghiera riassume i sentimenti dei credenti di fronte ad accadimenti tristi come quello che ha colpito la famiglia Martinelli: occhi lacrimanti e tanta fatica nel comprendere motivi così tragici che si mescolano però alla speranza nella vita ultraterrena. Le esortazioni finali sono per la famiglia, in particolare per la moglie Antonella, con cui don Claudio ha avuto occasione di parlare nelle ore successive all’incidente. Poi la lettura delle parole che l’arcivescovo, al momento in Etiopia, ha voluto si leggessero: manifestano vicinanza alla famiglia di Leo, alla comunità di Nave e la promessa di essere presente non appena se ne ci sarà l’occasione. Infine le parole di San Paolo: «Non lasciamoci scoraggiare dal fare del bene». —
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