Il Tirreno

Lucca

l’inaugurazione 

Il vescovo visita I Diavoletti per il via al progetto ConServe

Luigi Spinosi
Il vescovo visita I Diavoletti per il via al progetto ConServe

Dal recupero delle eccedenze agricole opportunità di lavoro e solidarietà Ieri nell’ex Casa del popolo sembrava di rivivere una bella pagina di Guareschi

3 MINUTI DI LETTURA





Luigi Spinosi

capannori. Per i “diversamente giovani” la memoria corre subito al primo film della serie Don Camillo, quello in cui, a sorpresa, il vescovo partecipa all’inaugurazione della casa del popolo di Brescello. Altri tempi, altre conflittualità, magari incomprensibili ai contemporanei ma che sorprendevano all’epoca, e per questo facevano sorridere. Meglio oggi o meglio allora? Difficile dire, ma nella scena vista ieri pomeriggio a I Diavoletti (e già il nome) si coglie uno dei messaggi positivi che Guareschi voleva lanciare nei suoi racconti diventati film: quello della buona volontà, dell’interesse per il bene comune, che sono trasversali. Così l’arrivo del vescovo di Lucca monsignor Paolo Giulietti a Camigliano assume un sapore particolare, ma contribuisce anche a dare un’idea dell’importanza del progetto che si inaugurava, in quella che un tempo era – appunto – una Casa del popolo. Anzi l’unica Casa del popolo della Lucchesia.

Ieri infatti ha preso il via l’iniziativa del laboratorio “ConServe”, portato avanti da tanti soggetti, anche diversi tra loro, ma tutti uniti dalla citata idea di operare per il bene di tutti: l’Ufficio pastorale Caritas dell’Arcidiocesi di Lucca, la Cooperativa Agricola Calafata, Cooperativa l’Unitaria, Cooperativa Rinascita, Cooperativa sociale Odissea, Slow Food Lucca Compitese e Orti Lucchesi, Cooperativa Solidando Equinozio, associazione Scuola ti voglio bene comune, Laboratorio Sismondi e Ristopain; il tutto con il sostegno del Comune di Capannori.

Ed è proprio la sede de I Diavoletti a ospitare il laboratorio, nei locali che fino a pochi mesi fa ospitavano uno dei ristoranti più apprezzati della Piana, e prima ancora una, anzi, La Casa del popolo (ma anche dopo la caduta del muro e la Bolognina, le stanze del centro hanno continuato a rappresentare un punto di ritrovo per la sinistra lucchese). Qui i prodotti agricoli invenduti dei campi della Piana (eccedenze o prodotti che solo per motivi estetici non possono essere messi in vendita) diventano conserve e marmellate.

La buona volontà si manifesta nei tanti pro che accompagnano il progetto: un sosteno agli agricoltori (che possono usare il laboratorio anche come contoterzisti), la lotta allo spreco, l’inclusione lavorativa di persone vulnerabili, la fornitura a mense sociali e a famiglie in difficoltà. E anche, come evidenziato nell’inaugurazione di ieri, la tutela della biodiversità, con lavorazioni che hanno per protagonisti prodotti tipici del territorio come il fagiolo rosso di Lucca o il pomodoro canestrino.

E come nei ristoranti che ricorrono alle “cucine a vista”, per mostrare la bontà delle loro lavorazioni, anche il laboratorio di conserve è a vista, sfruttando le vetrate dell’ex ristorante, permettendo a chi ha partecipato all’open day di ieri (che sarà bissato oggi dalle 11 alle 17) di assistere alla lavorazione del giorno, i cardoni al naturale. Una delle tante produzioni, alcune anche studiate ad hoc, come la marmellata di pere e pinoli, o la zuppa con quindici legumi diversi. E siamo alla partenza, perché le idee in cantiere, come frutti su un albero, maturano in continuazione. –

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino