Il Tirreno

Lucca

IL BILANCIO DEL PROCURATORE  

«Stupefacenti e violenze di genere sono i punti cardine dell’ufficio del Pm»

Luca Tronchetti
«Stupefacenti e violenze di genere sono i punti cardine dell’ufficio del Pm»

Nel 2020 si registra un incremento di quel tipo di reato  436 i rinviati a giudizio, 623 i decreti penali di condanna  

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LUCCA. Meno notizie di reato, eliminato l’arretrato del giudice di pace con definizione di tutti i procedimenti iscritti nel 2020, 436 rinvii a giudizio, 1223 citazioni a giudizio e 623 decreti penali di condanna. Numeri positivi per l’attività della procura nel 2020, ma che risentono di una diminuzione del personale amministrativo per pensionamenti e dei magistrati che sino a dicembre erano 8 (a gennaio è arrivato un sostituto procuratore da Massa) su un organico di 11 compreso il procuratore. C’è tanto lavoro da fare per Lucia Rugani, procuratore facente funzioni, che per almeno 5-6 mesi continuerà a reggere l’ufficio requirente. «Le notizie di reato sono diminuite rispetto al 2019. – dice il capo dell’ufficio requirente – Le iscrizioni a modello 21 (persone note) sono state 5500 con una pendenza a fino anno di circa 2550 fascicoli. In questo anno caratterizzato dal Covid 19, che ha penalizzato l’ufficio del pubblico ministero, abbiamo avviato una profonda ristrutturazione dell’ufficio del giudice di pace superando il precedente arretrato, che è stato eliminato, mentre tutti i procedimenti iscritti nel 2020 sono definiti».

Il CASO

Pochi lo sanno, ma la vera criticità riguarda le pene pecuniarie. Quando si tratta di cacciar fuori i soldi per evitare il carcere a parole sono tutti d’accordo, ma nei fatti non paga nessuno. Anche a Lucca, come in tutta Italia, il sistema non funziona. Il codice precedente prevedeva l’automatica trasformazione della pena pecuniaria in pena detentiva, da espiarsi in un istituto di pena, per l’ipotesi di mancato adempimento dell’obbligazione pecuniaria. Nel 1979 la Corte Costituzionale ne evidenziò l’incompatibilità in quanto il condannato indigente finiva per subire, senza averne colpa, una sanzione maggiore rispetto al condannato in grado di pagare. Nel novembre 1981 con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale tutta la materia relativa alla conversione delle pene pecuniarie è stata rielaborata, attribuendo al giudice il potere-dovere di tenere conto, nell’irrogazione della pena, anche delle condizioni economiche del reo e di disporre l’eventuale pagamento rateale della sanzione. Attualmente è previsto che le pene pecuniarie non pagate siano convertite in libertà controllata (divieto di allontanarsi per un certo numero di giorni dal comune di residenza salvo per motivi di lavoro, di studio, di salute o di famiglia) o in lavoro sostitutivo (servizi socialmente utili) dal magistrato di sorveglianza. Ogni quota di 38,73 euro di pena pecuniaria non pagata viene sostituita con un giorno di libertà controllata o di lavoro socialmente utile la cui durata non supera comunque un anno. Le maglie sono talmente larghe che alla fine, in concreto, le pene pecuniarie non pagate sono la stragrande maggioranza. «Al nostro ufficio – dice il procuratore facente funzioni – tornano le sanzioni pecuniarie dopo aver percorso già un lungo iter dal Tribunale all’Agenzia delle Entrate. Abbiamo il compito di verificare il domicilio del condannato e trasmetterlo al Tribunale di sorveglianza per la conversione». E spesso accade che talvolta la prescrizione della pena accessoria è già maturata o è vicina alla maturazione. Quindi il condannato la passa liscia. «Se tutti i condannati al pagamento di pene pecuniarie pagassero nei termini, – conclude Lucia Rugani – la Giustizia probabilmente non graverebbe sul bilancio dello Stato anche in considerazione delle pene alte in materia di stupefacenti, normalmente insolute, visto che molti condannati sono stranieri e indigenti».

DROGA E VIOLENZE

La lotta agli stupefacenti e l’incremento delle violenze di genere sono i due punti cardine dell’ufficio del pubblico ministero. «Sono moltissime le indagini, le misure cautelari, i processi e le condanne che riguardano lo spaccio di cocaina, eroina, hashish e marijuana. Si sono creati nel territorio due gruppi di extracomunitari (tunisini e marocchini) specializzati nello spaccio. La repressione penale non è sufficientemente efficace e non spaventa chi viene da contesti di povertà. E soprattutto la domanda di droga è altissima e riguarda persone di tutti le età e i ceti sociali. I pusher locali? Vengono subito identificati e arrestati».

Sono tre i sostituti impegnati nel fenomeno della violenza sulle donne o sui minori: «Moltissime sono state le richieste di misure cautelari anche in ambito familiare. E le forze dell’ordine hanno dimostrato buona sensibilità. Questo sforzo non ha risolto il problema che è in crescita: dai maltrattamenti in famiglia, alle minacce, allo stalking, alle lesioni». —

Luca Tronchetti

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