Il Tirreno

Lucca

La rabbia dei protagonisti «Quei soldi ci spettano così non resistiamo a lungo»

F.S.
La rabbia dei protagonisti «Quei soldi ci spettano così non resistiamo a lungo»

Due dei collaboratori scolastici al centro del cortocircuito pubblico  «Per accettare questo impiego abbiamo fatto rinunce e adesso...» 

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le testimonianze

«Ho rinunciato ad altre opportunità di lavoro per entrare nel mondo della scuola e certo non mi aspettavo di non ricevere lo stipendio per mesi...». È così che “l’esordio” come collaboratore scolastico, per Francesco – che da quest’anno lavora nell’istituto comprensivo di Montecarlo – da opportunità si è trasformato in un incubo. Lo stesso incubo che sta vivendo un suo collega, Giancarlo Domenichini, 59 anni, che invece da due anni lavora all’istituto comprensivo di Porcari. Entrambi da novembre non ricevono lo stipendio come del resto altre decine fra collaboratori scolastici e docenti che fanno parte dell’organico Covid della provincia di Lucca. «Abito in provincia di Pistoia – racconta Francesco – quindi per raggiungere la scuola devo spendere anche per la benzina della macchina. Anche mia moglie è precaria nella scuola e abbiamo un bambino piccolo. A oggi ho riscosso lo stipendio di settembre e ottobre. Aspettavo di ricevere quello di novembre e dicembre che doveva essere autorizzato dalla scuola il 14 di gennaio ma non sono riusciti a farlo ma da quel che ci dicono non è colpa loro». Nell’istituto comprensivo di Montecarlo sono almeno quattro i collaboratori scolastici senza stipendio da novembre a cui si aggiunge anche qualche docente. «La situazione sta diventando insostenibile – aggiunge – arriverò a dover scegliere se fare benzina per andare a lavorare o la spesa per la mia famiglia. So dalla preside che si stanno muovendo per riuscire a sbloccare i pagamenti anche perché non riusciamo a capire perché alcuni siano stati pagati e altri no...». Lo stipendio di un collaboratore scolastico “assunto” col contratto da organico Covid è di circa mille euro per 36 ore settimanali. Un lavoro che in questo periodo di pandemia da coronavirus, si è anche intensificato proprio nell’ottica di garantire la sicurezza degli studenti. «Puliamo continuamente - dice ancora Francesco - io sono in palestra e a ogni cambio d’ora devo fare la sanificazione. Lo stesso va fatto quando i docenti si spostano da un’aula a un’altra. Poi ci occupiamo anche di controllare gli ingressi e le uscite dei ragazzi. Rispetto a prima il lavoro si è intensificato e in più non siamo nemmeno pagati. La paura deriva dall’incertezza – conclude – perché anche se credo che alla fine ci pagheranno l’avranno comunque fatto in ritardo causando alle persone tanti disagi». Disagi e problemi che sono comuni a tanti lavoratori del mondo della scuola che da settembre sono stati assunti per potenziare il servizio scolastico e che poi si sono ritrovati a non riuscire ad arrivare a fine mese. «Non posso permettermi di licenziarmi – racconta Giancarlo, collaboratore scolastico dell’istituto comprensivo di Porcari in una lettera – ma non è facile continuare a tirare la cinghia fra il carburante per venire al lavoro e le più semplici e banali spese per vivere e mangiare come non è facile dover fare la cernita delle bollette scegliendo quali pagare sia in base all’importo che alla necessità. Il problema è che non riscuoto lo stipendio e questa deprecabile mancanza da parte delle istituzioni mi sta portando sempre più a sentirmi deriso, scontento di tutto e sconsolato. Potevo andare a lavorare a Capannori e a Camaiore con condizioni contrattuali più favorevoli ma ho scelto di rimanere a Porcari dove c’è un ambiente scolastico in cui mi trovo bene. Io in qualche modo un piatto di minestra lo trovo – aggiunge – mi arrangio, ma ho scritto questa lettera perché vedo dei colleghi molto preoccupati, logorati al punto di non avere la forza per ribellarsi. La scuola non ha alcuna responsabilità - conclude - sia la dirigenza che la segreteria hanno cercato di sbloccare la situazione fin da subito». —

F.S.

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