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Confcommercio chiede la riapertura dei ristoranti per cena

Confcommercio chiede la riapertura dei ristoranti per cena

Secondo l’associazione i pubblici esercizi sono troppo penalizzati: «Sbagliato anche vietare l’asporto di alcolici dalle ore 18»

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LUCCA. A seguito dell’uscita dell’ultimo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Confcommercio Imprese per l’Italia – Province di Lucca e Massa Carrara si è presa un paio di giorni per analizzare a fondo il suo contenuto ed esprime alcune considerazioni al riguardo. «La nostra associazione – si legge in una nota – giudica ancora una volta sbagliato nel contenuto e nelle tempistiche un Dpcm che va a penalizzare sempre di più alcune specifiche categorie commerciali. Ci riferiamo in particolare ai pubblici esercizi. A proposito del comparto dei ristoranti, giova ricordare come i protocolli imposti già diversi mesi fa, onerosi sotto ogni punto di vista, siano stati rispettati in modo attento e puntuale dagli imprenditori. Vista la loro serietà e professionalità, chiediamo adesso che venga concessa loro la possibilità di poter riprendere a lavorare appieno, certi del fatto che loro stessi per primi lo faranno in condizioni di piena sicurezza per tutti. In particolare, chiediamo che venga concessa la possibilità di riaprire i locali anche alla sera, naturalmente nel pieno rispetto di tutte le prescrizioni in materia di tracciabilità, sanificazioni e distanziamento sociale».

«Partendo dal principio – prosegue la nota –, riconosciuto dal Governo stesso, che mangiare in un ristorante a pranzo sia possibile in condizioni di piena sicurezza, chiediamo che per i ristoranti venga concessa l’apertura serale per la cena almeno fino alle 22. In alternativa a questa richiesta, domandiamo che venga concesso quantomeno di poter aprire alla sera dal lunedì al venerdì». Secondo Confcommercio inoltre, serve una programmazione seria e completamente diversa delle ordinanze ministeriali sui cosiddetti “colori” delle regioni.

«Non è accettabile – proseguono – che un’ordinanza venga firmata il venerdì pomeriggio ed entri in vigore alla mezzanotte successiva. Se un’ordinanza viene firmata il venerdì non può entrare in vigore prima della domenica. Questo perché i nostri imprenditori hanno necessità di poter programmare il loro lavoro con un lasso di tempo di almeno 24 ore effettive, sia per l’acquisto delle merci che per l’utilizzo del personale. La linea dell’associazione fino a oggi, è stata quella di mantenere il confronto entro i confini del dialogo e delle proposte, ma la situazione si fa sempre più complessa e rischia di essere sempre più difficile da contenere. E il Governo ne deve prendere immediatamente atto». Confcommercio interviene anche a proposito del settore dei baristi, delle birrerie, delle enoteche, delle caffetterie e dei pub. «La decisione di proibire la vendita per asporto dalle 18 in poi ha svelato nel corso del weekend appena trascorso la sua assurda inconsistenza – dicono – se il governo spiega di voler limitare in questo modo gli assembramenti di giovani all’esterno dei locali, noi rispondiamo che in questo fine settimana la città era piena di capannelli di ragazzi in giro, tutti muniti di bottiglie e cartoni di alcolici acquistati nei minimarket, dove la vendita di alcolici resta consentita. Ciò dimostra tutta l’inutilità del provvedimento, che va solo a colpire le categorie coinvolte, generando loro un ulteriore danno economico. I nostri sono imprenditori seri che rispettano le regole. E devono essere messi in condizioni di lavorare». –
 

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