Italia
Ristoratori felici a metà «Una giornata non basta: non ci chiudete ancora»
Il centro storico è tornato ad animarsi anche grazie al mercato antiquario E i clienti sono tornati ai tavoli. Gli operatori:«Tutti hanno seguito le regole»
Barbara Antoni
lucca. Soddisfatti ma non entusiasti. Non per tutti i ristoratori la giornata di ieri, sabato 16 gennaio, la prima del primo weekend “in giallo” dopo quasi due mesi di solo asporto, è stata un successo con la esse maiuscola. In alcune zone del centro si è lavorato bene, in altre meno. Quello che preoccupa tutti gli addetti ai lavori è lo spettro di nuove limitazioni, se gli indici di contagio dovessero tornare a salire. L’affluenza di persone in città è stata discreta, anche grazie al meteo favorevole e al mercato antiquario, appuntamento molto gettonato normalmente da visitatori da fuori porta.
«Non è stata una delle giornate migliori - dice Cristina Lelli, titolare del ristorante “Cuore” in via del Battistero angolo piazza San Giusto -, se facciamo il paragone con il sabato del mercato antiquario di novembre, quando eravamo ancora in fase gialla. Oggi (ieri, ndr) abbiamo lavorato, ma non al massimo. Abbiamo riempito la sala interna, i tavoli esterni invece sono rimasti vuoti: prima si facevano i turni, anche tre volte riempivamo tutti i coperti. Per l’asporto, abbiamo notato minore affluenza degli espositori dell’antiquariato, i tempi sono difficili per tutti e forse il cibo se lo portano da casa. E poi credo che la gente abbia ancora paura a venire al ristorante, anche se tutti siamo molto rigorosi nell’osservare le regole».
«Abbiamo lavorato molto bene e in sicurezza – è il commento di Daniele Incerpi, titolare del ristorante “Soup in town” in piazza San Giusto -. Abbiamo notato un atteggiamento rispettoso delle regole sia da parte di tutti i colleghi ristoratori che dei clienti. Una boccata di ossigeno per noi. In questa situazione di transizione, ci basta anche lavorare a pranzo».
Matteo Del Magro, titolare de “L’Oste di Lucca” in via Fillungo, è soddisfatto a metà: «È andata abbastanza bene, ma non è questa quantità di lavoro che ci basta. Una giornata non fa testo. Speriamo in domani (oggi, ndr). Un po’ di persone sono arrivate: abbiamo lavorato al quaranta per cento di un sabato tradizionale».
«Certamente è stata una giornata positiva - è la considerazione di Andrea Sodini, dello staff del bar “Casali” in piazza San Michele -. Con la possibilità di uscire, le persone sono uscite, sono venute nel nostro locale e hanno consumato. Tutti si sono comportati correttamente. Abbiamo avuto molti clienti giovani e devo dire che è stato quasi sorprendente il loro atteggiamento educato e l’attenzione al distanziamento: non abbiamo avuto alcun problema nel gestirli, anche quando l’affluenza è stata più massiccia. Speriamo che sia l’inizio di una lunga serie di giornate positive».
Ma c’è anche la preoccupazione. «Non vorrei – aggiunge Sodini – che dopo due giorni di gente in giro nascessero nuove polemiche sugli assembramenti. Sarebbe inutile un fine settimana di lavoro se poi arrivassero nuove bastonate per la nostra categoria. Le attività sono state messe a dura prova negli ultimi mesi: un giorno apri, poi chiudi. Andare avanti così non è più possibile. Le polemiche vanno minimizzate, non come è accaduto per l’episodio di venerdì 8 gennaio: l’unico fatto vero è che troppi giovani quella sera si sono radunati in uno spazio in cui si ritrovano sempre. Poi ne è arrivato uno con la cassa per la musica sul triciclo e hanno cominciato a ballare. Voglio rimarcare che le persone si sanno comportare correttamente. E noi ci sentiamo di continuo sotto osservazione». —
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