I musei riaprono ma con il magone: «Nei feriali non abbiamo visitatori»
Scettici i direttori delle strutture museali e l’assessore alla cultura: «Molte spese, pochi incassi». Sperano in nuove regole su giorni e orari. Torre delle Ore chiusa fino a marzo, la Guinigi fino a febbraio
LUCCA. Apriranno per dare un segnale, ma certo non per sperare in un incasso, quale che fosse, né per sperare in un numero minimo di presenze. I musei lucchesi, privati e pubblici, non nascondono una dose di perplessità davanti alla prospettiva che il nuovo decreto della presidenza del consiglio consenta loro di riaprire ma solo durante i giorni “gialli” (gli infrasettimanali) per poi chiudere invece in quelli “arancioni” (sabato e domenica).
Al Lu.c.c.A.in trincea
Maurizio Vanni, direttore del museo di arte contemporanea Lu.C.C.A. in via della Fratta è fra lo sconcertato e l’entusiasta all’idea comunque di riaprire i battenti. «Fra le tante non capisco la novità che nelle regioni “gialle” possano aprire i musei ma non i teatri. Quanto ai musei, anche in annate normali, nel periodo da febbraio a maggio lavorano solo il fine settimana. Come possono le persone andare al museo il martedì mattina, quando invece devono andare al lavoro? Se apro, metto in gioco personale, ci sono spese continue e nessuna entrata. Siamo pronti a tutto: a fare attività sui social, ad allungare le mostre. Ma nei conti il rosso sta aumentando nonostante il mio entusiasmo». Vanni attende la versione definitiva del nuovo decreto. Riaprirà davvero? «A mio avviso la riapertura da lunedì a venerdì non avrebbe senso, ma se venisse confermata, ok: se devo morire,morirò in trincea. Abbiamo installato nel museo un purificatore ad alta tecnologia: possiamo arrivare a diciotto presenze in contemporanea alla distanza di un metro e mezzo, a dodici se la distanza sale a due metri. Potremmo aprire dal pomeriggio alle 21 per sperare in qualche ingresso in più di persone che vengono dopo il lavoro. Non posso dire bugie:è un bel caos, ma non molliamo, anche se un po’ di paura per il futuro c’è».
Torri ancora chiuse
Torre delle Ore apertura stagionale prevista il primo marzo; l’Orto Botanico invece si potrà visitare dal 21 marzo, primo giorno di primavera. Per entrambi quindi la questione dell’apertura si o no in base al decreto al momento non c’è. La Torre Guinigi è nel mezzo di lavori di ammodernamento della biglietteria: se aprirà a febbraio oppure no sarà deciso, all’incirca, nell’ultima settimana di gennaio, quando i lavori saranno ultimati. È l’assessore alla cultura Stefano Ragghianti a tracciare un quadro dei musei comunali. «Quando verrà riaperta, per la Torre Guinigi continuerà a valere il sistema della prenotazioni, con ingressi contemporanei fino a otto persone al massimo». Anche nel 2021, per l’amministrazione comunale, saràl’Orto Botanico il fulcro delle attività culturali. «Stiamo mettendo a punto un calendario di eventi che si prefigura molto interessante -aggiunge Ragghianti -. Tutti chiedono date da giugno a settembre e questo ci crea qualche difficoltà. Noi confidiamo che per l’estate ci saranno mobilità e flussi adeguati.Il Summer poi è la questione determinante. A questo punto non credo che potranno esserci concerti a luglio, per quelli più avanti vedremo: dipenderà anche dalla situazione internazionale».
I numeri del “puccini”
«Aprire i musei solo nei giorni feriali, con le regioni chiuse produrrà costi e nessuna entrata. Ma un museo produce cultura ed è segnale di vita: quindi riapriremo. Siamo pronti: valuteremo dal primo febbraio e speriamo che queste prospettive vengano superate da condizioni di apertura più ragionevoli, che applicheremo ovviamente nel rispetto di tutte le regole di prevenzione al Covid». A parlare è Massimo Marsili, direttore del museo Puccini, la casa natale del compositore, in corte San Lorenzo. «Vedo delle contraddizioni nella formulazione delle possibilità di apertura attuali da parte del ministero - aggiunge Marsili -. Un conto sono i grandi poli museali, che anche da lunedì a venerdì possono contare sui visitatori. Un conto invece sono i piccoli musei come il nostro, che vedono la maggiore affluenza nei fine settimana». Dal 22 giugno al primo di novembre 2020, dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di distanziamento, nel museo Puccini sono potute entrare cinque persone ogni quindici minuti; per ciascuna è stata consentita un permanenza massima di non oltre un’ora. Ma anche con queste limitazioni, il museo Puccini ha potuto contare nel 2020 su 9.653 presenze. Non certo quelle del 2019, che erano 29.747 in più, comunque un buon risultato, visti i tempi di restrizioni. Marsili svela i numeri delle presenze mensili nel 2020: 1.456 in gennaio, 1.165 a febbraio, 103 marzo (chiuse il giorno 5); ultima settimana di giugno 183, luglio 1.568, agosto 3.226, settembre 1.367, ottobre 790; ha chiuso il primo novembre. «Questi numeri sono significativi - conclude Marsili - e confermano che il museo Puccini conserva un certo fascino anche durante la pandemia. Riapriremo certamente se il decreto della presidenza del consiglio lo permetterà, seppure in una situazione così grave».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
