Il Tirreno

Lucca

LA CRISI DELLE AZIENDE 

Il Covid contribuisce al calo dei fallimenti ma per il 2021 le previsioni sono nefaste

Luca Tronchetti

Sono state 94 le imprese che quest’anno hanno chiuso i battenti contro le 110 del 2019 e le 118 di due anni orsono  

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Luca Tronchetti

LUCCA. Sono 94 le imprese della Lucchesia e della Versilia che nel corso del 2020 hanno abbassato le saracinesche. Sedici in meno del 2019 e ventiquattro rispetto al 2018. Numeri però che non sono affatto forieri di buone notizie. Perché è bene tenere sempre a mente che l’attività del tribunale fallimentare - e di altre sezioni civili e penali - ha dovuto fare i conti con il Covid. Per circa un mese e mezzo, a partire dal 18 marzo, gli operatori del settore (dai cancellieri agli impiegati) hanno ridotto sensibilmente l’attività costretti a lavorare in remoto e le udienze sono slittate così come le declaratorie fallimentari. Leggendo la tabella si può tranquillamente osservare che tra i mesi di aprile, maggio e giugno il collegio del tribunale fallimentare si è pronunciato sei volte per altrettante declaratorie fallimentari.

ANNUS HORRIBILIS

Se, per la nostra provincia, il 2015 era ritenuto l’annus horribilis con 190 fallimenti spalmati nei dodici mesi, quello che verrà e inizia tra 24 ore preoccupa e non poco gli operatori del settore. Prima dello scoppio della pandemia la crisi, perlomeno quella legata ai crac aziendali, sembrava essere ormai dietro le spalle e il risultato del 2019 era ritenuto il migliore dell’ultimo decennio con le grandi imprese, quelle con un numero superiore ai 20 dipendenti riuscite a passare indenni la congiuntura legata al periodo 2011-2015, capace di andare avanti e risollevarsi attraverso ristrutturazioni o modifiche dell’attività produttiva. Adesso il Covid ha sconvolto l’economia e non ci sono più certezze sul futuro. Si teme che, appena il virus sarà debellato grazie al vaccino, moltissime piccole e medie aziende del settore della ristorazione, alberghiero e del commercio al dettaglio sia in Lucchesia che in quasi ogni parte d’Italia faranno la fila alle cancellerie delle sezioni fallimentari per portare i libri in tribunale e, attraverso la messa in liquidazione, cessare l’attività con le conseguenze occupazionali facili da immaginare.

SETTORI MERCEOLOGICI

Assieme ai settori tradizionali - edilizia, nautica, immobiliare, trasporti - se leggiamo la tabella pubblicata accanto si scorge un numero maggiore, praticamente doppio rispetto al 2019, di bar, pasticcerie, ristoranti e alberghi che non sono riusciti a far fronte ad un’esposizione debitoria superiore ai 30mila euro e sono stati costretti a cessare l’attività dopo istanze di fallimento presentate da fornitori o clienti che vantavano crediti importanti. E anche numerose cooperative tra Lucca e la Versilia hanno dato forfait. Tra le aziende più conosciute che hanno alzato bandiera bianca la storica tipografia San Marco a Badia di Cantignano e il noto negozio di mobili artistici e per arredamento Lorenzo Pacini a Guamo. Hanno portato i libri in tribunale anche un agente assicurativo, un’erboristeria a San Concordio, un centro di produzione teatrale, un’impresa di produzione di video e film. Segno evidente che la crisi morde forte e non risparmia nessuno. —

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