Il Tirreno

Lucca

l’associazione “consulenza per la famiglia” 

Tante richieste di aiuto da negozianti e commesse

Barbara Antoni
Tante richieste di aiuto da negozianti e commesse

In quindici giorni, trentaquattro accessi all’associazione partner del progetto La presidentessa Giannoni: «Tutti hanno paura per il futuro delle attività» 

3 MINUTI DI LETTURA





Lucca. «Veramente, sono amareggiata e triste per quello che è accaduto. Con tutti i problemi che ci sono oggi, in un’iniziativa come quella dello sportello di ascolto per i commercianti che rischiano di chiudere la loro attività a causa dell’emergenza sanitaria, proprio della locandina ci si deve preoccupare. La questione è ciò che il Covid ha fatto uscire dalle persone: solo cattiveria». Raggiunta telefonicamente, Patrizia Giannoni, presidentessa dell’associazione “Consulenza per la Famiglia” di via del Fosso, che gestisce in prima persona, con un team di dodici operatori professionali volontari il progetto dello sportello di ascolto per gli operatori commerciali in crisi, esprime la sua riprovazione per le critiche sollevate contro la locandina sessista.

«Quando ho visto ciò che stava accadendo sono rimasta sconvolta: ero talmente concentrata su un progetto bello. Il Covid evidentemente ci ha insegnato solo diffidenza e scaltrezza, disumanità. Chi ha tanto da discorrere su una locandina, evidentemente ha poco da fare. Noi siamo concentrati sul lavoro: nel 2019 abbiamo accolto 734 persone».

L’associazione, di ispirazione cattolica, è attiva a Lucca dal 1978. «Come sportello di ascolto - aggiunge la presidentessa - siamo un punto fermo sul territorio. Ci occupiamo di relazioni di aiuto da molti anni e anche dal primo lockdown del 2020 avevamo già accolto tante commesse e negozianti disperati per i problemi causati dal Covid».

Negli ultimi quindici giorni, da quando il progetto dello sportello di ascolto è partito a Lucca, l’associazione ha registrato una consistente affluenza di operatori commerciali. «Abbiamo ascoltato ventotto commesse e sei titolari di negozi, tutti lucchesi. Un forte aumento rispetto all’affluenza precedente».

Paura di perdere il lavoro per i dipendenti di attività commerciali, paura di dover essere costretti a chiudere da parte dei titolari: queste le criticità che gli operatori dell’associazione hanno ascoltato dalla voce delle persone che si sono rivolte a loro dopo il lancio dell’iniziativa di Confcommercio.

«Una titolare di un negozio - spiega Giannoni -mi ha detto che l’iniziativa di Confcommercio le aveva dato il coraggio di accedere a un percorso che diversamente non avrebbe intrapreso. Altri titolari hanno affermato che finalmente qualcuno aveva visto una persona dietro a un commerciante. Da molte commesse abbiamo ascoltato la paura di perdere il lavoro e la possibilità di costruirsi una vita, visto che alcune sono in procinto di sposarsi. Molti titolari invece sentono il carico dei propri dipendenti in modo particolare in questo momento, perché li considerano come parte della propria famiglia. Hanno paura di non riuscire a pagare l’affitto: non tutti i proprietari dei fondi sono andati incontro ai commercianti. Molti hanno raccontato di aver dovuto chiedere prestiti e per questo di non sentirsi più sicuri. Tra i datori di lavoro, in tanti hanno espresso il timore di perdere la propria dignità, di non essere più nessuno. Racconti di grande sofferenza. E qualcuno ha anche pianto». —

Barbara Antoni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web