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«Vaccinarsi è un gesto d’amore e una sfida alla disinformazione»
LUCCA. «La strada del coraggio oggi diventa la strada della fiducia e della speranza». Francesco Bovenzi, storico primario della Cardiologia di Lucca, parte dal titolo del libro che lui stesso ha scritto per raccontare la pandemia e lo cambia per dar conto della svolta rappresentata da questo vaccino. «La nostra sfida in questa campagna di immunizzazione diventa non solo organizzativa, ma culturale. Una sfida contro la disinformazione. Vaccinarsi vuol dire salvare l’umanità». Parole che possono sembrare retoriche ma che, numeri alla mano, ben si adattano al tempo che stiamo vivendo: nel mondo ci sono stati ottanta milioni di contagiati e quasi due milioni di morti. Più di 71mila solo in Italia. «Quando dico che il vaccino salva l’umanità – prosegue Bovenzi – Non mi riferisco solo all’aspetto sanitario. Vaccinarsi vuol dire anche aiutare un’economia in profonda sofferenza per i lockdown, vuol dire salvare sistemi politici e finanziari che vacillano sotto i colpi inferti dalla pandemia. Vaccinarsi è un gesto di rispetto, un dovere sociale verso medici e operatori sanitari che fin qui hanno combattuto in prima linea questa battaglia. Ho parlato di sfida culturale e ritengo che per vincerla un fattore determinante sia quello della trasparenza. Questo vaccino è già stato sperimentato su 74mila persone: è sicuro e non c’è motivo di averne timore. E la vaccinazione di oggi è anche una forma di rispetto verso tutte quelle persone che hanno sofferto per questa malattia e non hanno avuto la possibilità che noi abbiamo oggi. Sono tanti i morti di Covid, circa uno ogni 800 abitanti. In conclusione, credo che questa campagna vaccinale sia un atto d’amore in cui bisogna credere e a cui bisogna rispondere “Presente”. Per questo – spiega il dottor Francesco Bovenzi – oggi sono qua». —
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