Il Tirreno

Lucca

In via Fillungo torna la folla come quando il Covid non c’era

Barbara Antoni
In via Fillungo torna la folla come quando il Covid non c’era

Centro storico preso d’assalto nella domenica “libera tutti” Vicino ad alcuni locali, molti giovani senza la mascherina 

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lucca. Senon ci fosserostatelemascherine, i gel sanificanti e i cartelli per l’obbligo di mantenere il distanziamento, sarebbe stata una caotica domenica di quasi vigilia di Natale come quando la parola “Covid” non esisteva nel nostro quotidiano. Nel senso che di persone nel centro storico di Lucca ce n’erano tantissime, soprattutto ieri pomeriggio, momento clou dello “struscio”, quando, a dispetto di chi, ordinatamente, stava in fila davanti ai negozi e attendeva il proprio turno per entrare, in osservanza del divieto di assembramento, in parallelo, in una zona più tipica della movida come quella di piazza San Michele, per diversi giovani frequentatori del centro la mascherina si è rivelata un accessorio opzionale. Infatti hanno preferito non indossarla,con disinvoltura e di certo senza pensare alle possibili ripercussioni di questo loro comportamento.

Ieri, 20 dicembre, è stata una domenica particolare. La prima contrassegnata dal colore giallo dopo cinque settimane trascorse fra rosso e arancio e l’unica - secondo le disposizioni attuali, almeno - in cui il “libera tutti” (ovviamente con i dovuti dispositivi e le precauzioni anti contagio richieste) era e sarà consentito fino a dopo l’Epifania.

Una certa euforia, nell’aria, era in realtà palpabile, non solo a Lucca del resto. A partire dalla mattinata, il centro storico è stato popolato da un cospicuo viavai di persone. Prima tappa della giornata, la colazione al bar o in pasticceria, non con il metodo dell’asporto ma “in presenza”.

La seconda,il pranzo al ristorante, altro ricordo tornato realtà. «Abbiamo lavorato bene - spiega Viola Petretti, figlia del titolare del ristorante L’Olivo, Corrado Petretti - . Le persone avevano voglia di tornare al ristorante, di riprendere le proprie abitudini. Alcuni hanno addirittura mangiato fuori, al freddo, ma tutti distanziati, dentro e fuori, nel pieno rispetto delle regole. Mi sembra una cosa ridicola che invece in via Fillungo erano uno sopra all’altro e in alcuni punti vendita delle catene idem. È molto più sicuro andare in un ristorante che a fare shopping in alcuni negozi. Per questo trovo incomprensibile che ci abbiano escluso dal poter stare aperti con le persone al tavolo».

Terza tappa, appunto, quella dello shopping pomeridiano. Città presa d’assalto anche da non lucchesi, parcheggi pieni e scene da ordinaria corsa agli acquisti.

Via Fillungo piena, proprio come dice la ristoratrice. In alcuni punti in particolare, dove la strada si restringe, la parola assembramento non era assolutamente esagerata, né fuori luogo. C’è da dire che il rispetto della mascherina, tra il popolo degli acquirenti, si è visto. Meno, purtroppo, in prossimità di alcuni locali. Avventori autorizzati a non tenerla durante le consumazioni: ma per chi stazionava a dieci metri dal locale, in piedi a chiacchierare, la mascherina sarebbe stata obbligatoria.

Dal punto di vista commerciale, gli affari sembrano essere andati bene, a giudicare dalle file davanti ai negozi e dalla quantità di borse con gli acquisti fatti all’uscita. Diverse catene addirittura hanno approfittato dello shopping in libertà anche per praticare qualche sconto anticipato: da venti a cinquanta per cento, annunciati da vetrofanie in bella mostra. E poi la musica a sollevare gli animi. Due studenti della Jam Academy vestiti da Babbo Natale - Alessandra Bellavere, studentessa al secondo anno del Bachelor of Arts in musica e produzione e Daniele Ragghianti, cantante - hanno inondato il centro con le note di “Jingle Bells Rock”. «Le persone hanno gradito -raccontano -, qualcuno ci ha fotografato o si è fatto la foto con noi». —

Barbara Antoni

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