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Stroncato giro di squillo negli appartamenti

Stroncato giro di squillo negli appartamenti

Quattro denunciati tra Lucca e la Versilia: a gestire il tutto era una cinese di 43 anni, che organizzava gli appuntamenti

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LUCCA. Chiunque telefonasse, rispondeva sempre lei. Una 43enne cinese, residente a Lucca, che annotava sulla sua agenda nome e cognome del cliente e l’orario dell’appuntamento con la giovane prostituta. Un giro stroncato dalla polizia, con un’azione che ha coinvolto sia Lucca che la Versilia.

Tutto avveniva all’interno di case con finestre lucide, porte nuove, nel giardino qualche pianta grassa, del ghiaino e uno stendibiancheria per la verità quasi sempre vuoto. Eppure, dietro quelle porte, in due edifici a Lucca, in uno a Viareggio e un altro a Pietrasanta, le giovani erano costrette a prostituirsi per pochi euro. Tutte di nazionalità cinese, nessuna minorenne ed è l’unica nota positiva in questa storia che collega la Versilia a Lucca e Lucca a Milano da dove, presumibilmente, arrivavano on demand le ragazze.

E che fossero costrette a prostituirsi lo dimostrebbe, anzitutto, secondo la polizia, il fatto che i loro passaporti fossero trattenuti dal loro “capo”, la donna cinese di 43 anni aiutata dall’uomo che, sulla carta, assisteva, un 65enne di Sant’Anna «del tutto asservito alla donna e agli affari di lei», secondo gli inquirenti. La 43enne aveva poi delegato la gestione di due appartamenti di Lucca a un connazionale di 50 anni.

Ieri mattina la polizia ha messo sotto sequestro le quattro case (i cui proprietari sapevano ciò che accadeva dentro) e denunciato quattro persone per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: la capa, il complice, il gestore e un 70enne di Massarosa che avrebbe aiutato le donne con le richieste di emersione in cambio di sconti sulle prestazioni sessuali. Durante le perquisizioni, ieri, gli agenti hanno trovato 5.500 euro nella casa della donna e altri 1.550 nascosti nel frigorifero nella casa del 50enne.

Le indagini inizialmente erano due, una del commissariato del Forte dei Marmi e l’altra della squadra mobile di Lucca: si sono unite, sotto il coordinamento della procura, quando si sono accorti che conducevano entrambe alle stesse persone. In Versilia tutto è partito dagli accertamenti su alcuni annunci, su stampa e social, di massaggi cinesi. Quelle che dovevano essere semplici verifiche sui requisiti per l’attività hanno portato a scoprire un mondo di prostituzione e di diritti violati. Gli agenti hanno fatto irruzione nelle case trovando di tutto, e nulla di questo serviva per i massaggi. Da lì, con intercettazioni, appostamenti, testimonianze, gli agenti del Forte insieme a quelli di Lucca, hanno unito i punti. Gli inquirenti credono che le donne venissero vendute su un sito internet, proprio come scarpe. Il prezzo andava da 20 euro a un massimo di 100, la tariffa prevista per un rapporto sessuale non protetto. Sul sito c’erano diversi numeri di telefono, ma rispondeva sempre la 43enne. A fine giornata poi, sempre secondo gli inquirenti, andava a riscuotere il guadagno. Che era la maggior parte della tariffa. —

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