Il Tirreno

Lucca

GLi scenari 

Rischio commissariamento Il pm manda gli atti al prefetto

G.P.

Starà al dottor Francesco  Esposito valutare se esistono gli estremi per lo scioglimento del consiglio comunale  di Vagli

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LUCCA

Il Comune sarà commissariato? In molti a Vagli se lo stanno chiedendo e l’ipotesi non è campata per aria. Tutta la giunta è indagata: oltre al vicesindaco Mario Puglia ci sono anche il primo cittadino Giovanni Lodovici, l’uomo che apprese dai giornali di essere stato eletto perché il giorno del voto si trovava negli Stati Uniti; e l’assessore Mirna Pellinacci. Anche i nomi di diversi dirigenti comunali sono finiti nel registro degli indagati.

«Commissariamento? Su questo non mi pronunciò perché non spetta a noi questo tipo di decisione – spiega il pm Salvatore Giannino in conferenza– Di certo manderò gli atti al prefetto».

La palla dunque passa al dottor Francesco Esposito, a capo dell’ufficio territoriale del governo. L’iter per il commissariamento prevede che il prefetto faccia una relazione per il ministero nel quale illustra la situazione. La nomina del commissario avviene a seguito dello scioglimento del consiglio comunale con lo stesso decreto di scioglimento, adottato dal Presidente della Repubblica su proposta del ministro dell'Interno, in esito ad una procedura avviata dal prefetto. Peraltro, iniziata la procedura ed in attesa del decreto di scioglimento, il prefetto, per motivi di grave e urgente necessità, può sospendere, per un periodo non superiore a 90 giorni, il consiglio e nominare un commissario per la provvisoria amministrazione dell'ente.

Lo scioglimento può essere disposto quando il consiglio comunale compie atti contrari alla Costituzione o anche per infiltrazioni mafiose. Nel caso specifico la procura contesta agli indagati l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione. Non c’è il “condizionamento mafioso” e questa è una discriminante da tenere in considerazione. I tempi comunque non saranno brevi.

Sempre che il sindaco Lodovici o la metà più uno dei consiglieri non decidano spontaneamente di dare le dimissioni: in tal caso lo scioglimento sarebbe inevitabile.

Un sistema radicato e diffuso come quello raccontato dagli inquirenti, poco amava il dissenso e faceva in modo da ridurre al silenzio le voci dissonanti. Difficile che questo meccanismo non abbia avuto un peso anche nelle elezioni comunali che Lodovici ha vinto nel 2019 per 16 voti davanti a Mario Giuseppe Coltelli, candidato dell’opposizione. Lo stesso Coltelli qualche mese dopo fu oggetto di una costosa vigliaccata: qualcuno mise dello zucchero nel serbatoio del suo motocoltivatore. «Le elezioni? Qualcosa è emerso – ha detto il pm Giannino – ma sono fatti che non sono oggetto di questa indagine». —

G.P.



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