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Lucca

«Un fenomeno nel calcio e nel biliardo sapeva sempre dove andava la sfera»

Luca Tronchetti
«Un fenomeno nel calcio e nel biliardo sapeva sempre dove andava la sfera»

L’ex terzino compagno di camera in nazionale militare: «A Damasco ci svegliarono i muezzin» L’imprenditore cartario: «Dal 1972 al 74 diventammo inseparabili compagni di classe e di stanza»

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/ LUCCA

Gentile e generoso. Lui, nonostante la fama mondiale, non si era dimenticato degli amici con cui aveva condiviso le prime gioie e le prime amarezze del calcio. E a Lucca vivono due “ragazzi” che hanno accompagnato il giovane Paolo Rossi, il Pablito mundial del 1982, nei suoi primi passi verso la gloria. Lucio Nobile, 64 anni, terzino sprint, più grande di 6 mesi e Gianfranco Zappelli, classe 1957, trequartista un po’ indolente. Quel forte legame iniziato nell’estate del 1972 non si è mai interrotto. E ogni tanto d’estate organizzavano una rimpatriata della leva calcistica 1956-57 e 58. «Paolo non voleva mancare a quell’appuntamento e ci aveva promesso che per il prossimo revival ci avrebbe ospitato nel suo agriturismo del Chianti. Pensare che non c’è più mi mette i brividi» dice Lucio Nobile, torinese di nascita, ma lucchese d’adozione dopo aver giocato con i rossoneri dal 1975 al 1980.

Lo scambio. «A lui sono legato a filo doppio. Nel 1975 la Juve mi aveva dato in prestito al Como in A. Ma non mi facevano giocare e io in panchina non ci stavo. Così la Vecchia Signora mi richiamò in sede e mi mandò in C nella Lucchese. I lariani chiesero alla dirigenza bianconera un altro calciatore e arrivò Paolo Rossi». Ma il tecnico Marchioro stravedeva per un altro Rossi (Renzo) e così il futuro campione del Mondo dovette attendere un anno e il Vicenza di G.B. Fabbri per esplodere. «Non potrò mai dimenticare la prima volta a Villar Perosa. Giocavamo negli Allievi. Lui all’ala e io in marcatura. Lo approcciai con sufficienza. All’epoca ero velocissimo e recuperavo sempre il mio diretto avversario. Ma sulla fascia quello scappa via e non riesco più a prenderlo. Aveva una velocità impressionante».

Il biliardo. « Pablito era un asso anche nel biliardo. Quella passione sviluppata a Villar Perosa gli è servita anche nel calcio. Giocava di sponda e sapeva sempre perfettamente dove andava a finire il pallino. Sul tavolo e sul rettangolo verde che fosse biglia o palla riusciva a capire prima di tutti gli altri il rimbalzo, la carambola e la traiettoria. Doti innate che fanno di un calciatore normale un campione immortale».

Il ramadan. 1977, campionati mondiali militari a Damasco. Per tre settimane Nobile e Rossi si ritrovano compagni di squadra e di camera. «Sul campo non c’era l’erba, ma la moquette. Io e Pablito prendemmo una lametta Gilette e ci tagliammo i tacchetti di gomma trasformando gli scarpini da calcio in scarpette da calcetto. Morale? Ci qualificammo per la finale. Ma il Kuwait se la prese a male, protestò, minacciò il ritiro della squadra e alla fine la finale la fecero loro con l’Irak». Una notte, verso le 3, una musica lagnosa invade la stanza dei due azzurri: “ Paolo, vorrei dormire, domani abbiamo l’allenamento” dice Nobile. La replica non si fa attendere: “Non sono io ad aver acceso l’impianto di filodiffusione ”. In effetti quella sorta di lamento proviene da fuori. «Abbiamo aperto la finestra e l’orizzonte era pieno di luci. Erano i muezzin che chiamavano a raccolta i fedeli per il ramadan. Uno spettacolo indimenticabile che ci lasciò di sale».

Il primo incontro. Gianfranco Zappelli ha la voce rotta dalla commozione. «Non ho dormito. A Paolino mi legano i più bei ricordi della mia vita sportiva. Chi se lo dimentica il nostro primo incontro? Estate 1972. Mio padre mi accompagna in macchina da Lucca al campo Combi a Torino e il primo ad arrivare fu Paolo con babbo Vittorio». Due toscani che per 24 mesi condividono stanza, studi e passione per il calcio: «Mi colpì per la maturità e la forza di volontà. Tre menischi ko all’epoca non erano uno scherzo. Ma non mollò mai. E quando venivano i genitori a trovarlo era lui che li consolava. Consapevole delle sue qualità: mi diceva che avrebbe giocato in Nazionale».

Battisti e la Viola. «Mandava a memoria le canzoni di Lucio Battisti ed era un grande appassionato di atletica leggera. Tifava Fiorentina e gli sarebbe piaciuto indossare la maglia viola anche solo per una volta. Un ragazzo solare che è riuscito a coronare un sogno». —

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