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Quella volta che all’Hotel Guinigi alzò di nuovo la Coppa
Nel 2005 Pablito partecipò alla festa assieme a Benetti Furino e Cabrini che arrivò a bordo di una Porsche bianca «Firmò centinaia di autografi»
LUCCA
Era il 2 maggio di 15 anni fa quando all’Hotel Guinigi venne consegnato il premio Fedeltà allo Sport, proprio al grande campione eroe dei mondiali del 1982. Ma l’uomo che fece piangere il Brasile si rivelò una persona semplice, genuina e senza grandi pretese. Altro che le star odierne del pallone. Racconta Valter Nieri, l’organizzatore di quelle serate all’insegna dei valori autentici dello sport: «Lo contattai grazie ai buoni uffici di Mario Santoro e mi parve subito una persona sincera e disponibile. Per l’occasione, con l’ausilio di Fino Fini e del museo del calcio di Coverciano, riuscimmo ad avere anche una copia della Coppa del Mondo. E Pablito si prestò ad alzarla durante la serata, come aveva fatto quella notte magica dell’11 luglio 1982 quando grazie ai suoi gol vincemmo il nostro terzo mondiale di calcio, per la gioia dei fotografi e degli oltre 400 invitati».
A quella serata parteciparono anche alcuni suoi compagni della Juventus del Trap: Furino, Benetti e soprattutto Cabrini con cui aveva vinto il mondiale e condiviso tanti successi. Oltre al campione olimpico dell'Inseguimento a squadre della pista di Helsinki 1952 Guido Messina, scomparso in questo maledetto 2020 ad 89 anni. «Vedere arrivare Cabrini alla guida di una fiammante Porsche bianca fu una sorpresa anche per Rossi - prosegue Nieri - visto che non lo avevamo avvertito. Si divertì moltissimo e alla fine ci ringraziò per la splendida serata. Devo dire che di campioni ne ho visti e premiati tanti, ma l’umanità e la semplicità con cui Paolo Rossi si rivolgeva alle persone che gli chiedevano un autografo mi è rimasta impressa. Lui è stato il più grande opportunista d’area di rigore di ogni epoca, ma è stato anche un campione di umiltà. Lo ricordo sorridente e sereno. Una persona corretta e seria assai differente dai divi del calcio dei nostri giorni». E Paolo Rossi nel 2017 si è visto pure al Porta Elisa. Racconta l’amico dei primi anni di calcio, Gianfranco Zappelli, che è stato per 5 stagioni tra i soci dell’As Lucchese Libertas 1905: «Un giorno mi chiama l’amico Marco Gonzadi e mi dice di precipitarmi in tribuna che ha una sorpresa per me. Era Paolo che aveva portato un ragazzo, un giovane centrocampista, in prova. Abbiamo passato una mezza giornata assieme ricordando i momenti della nostra gioventù. Rispetto ed educazione erano il suo brodo primordiale. Io ero un dirigente della Lucchese e manca poco mi dava del lei. Gli rammentai quella volta che, convocato con la Primavera della Juventus diretta da Romolo Bizzotto, al Moccagatta di Alessandria gli servì due assist che lui trasformò in gol. Vincemmo 4-0, ma io non finì la partita. Mi falciarono da dietro e cadendo mi ruppi la clavicola. Lui di infortuni da giovane ne ha subito tanti con mesi e mesi di gesso, ma ha sopportato tutto e ha vinto con merito. Di campioni così ne nasce uno ogni 50 anni e io ho avuto il privilegio di conoscerlo». —
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