Il Tirreno

Lucca

Il proprietario: «era una di famiglia» 

Cioccia uccisa da una fucilata per dispetto

andreas quirici

A Villa Campanile trovato morto l’esemplare di cinta senese allevato come animale da compagnia, indagini in corso

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ALTOPASCIO

La carcassa distesa sul prato, quello che conosceva a menadito e dove gironzolava praticamente tutto il giorno. Ha provato a fischiarle per attirarla a sé come faceva sempre. Ma questa volta Cioccia non è arrivata. L’animale di compagnia, quello considerato di famiglia e che Antonio Canu aveva da sei anni, è morto, ucciso da un colpo di arma da fuoco sopra gli occhi. Ma attenzione. Questa è una storia in cui il protagonista non è un cane o un gatto, bensì un maiale.

Una cinta senese, per la precisione. Una femmina di più di 300 chili che è rimasta distesa per un giorno nel punto in cui è stata trovata dal 58enne di origine sarda, oggi in pensione dopo trent’anni passati nella polizia penitenziaria al carcere Don Bosco di Pisa. Antonio con la moglie si è trasferito a fine agosto in un terratetto con quattromila metri di terreno a Villa Campanile, tra Castelfranco e Altopascio. «È un fatto inspiegabile – dice – viviamo qui da poco tempo, non abbiamo avuto screzi con nessuno. Conosciamo pochissima gente. Ci hanno fatto un dispetto crudele senza motivo».

Cioccia è stata trovata dopo pranzo, nel giorno in cui Canu racconta di aver sentito spari ovunque nel bosco che confina con la sua proprietà: «Da quando hanno riaperto la caccia, col ritorno in zona arancione è un continuo sparare. Anche nella mattina in cui poi è stata uccisa Cioccia. L’ho liberata verso le 10, come ho sempre fatto, per farla pascolare. Il terreno è delimitato da un filo arancione, di quelli elettrici per animali. Non ci sono mai stati problemi. Sono uscito per andare a fare la spesa e sono tornato dopo un paio d’ore. Poi, dopo pranzo, sono uscito per controllare cosa stesse facendo. Le ho fischiato ma, a differenza del solito, non l’ho vista arrivare. A quel punto mi sono insospettito e ho cercato meglio trovandola stesa a terra. Morta». Per il 58enne, l’episodio ha avuto una dinamica ben precisa: «Le hanno sparato da distanza ravvicinata, dentro la mia proprietà. Ne sono certo. Solo che non si può dire che l’abbiano scambiata per un cinghiale, perché a poca distanza è impossibile confondersi. Sono andato nel bosco a cercare chi potesse essere stato. Ma non ho trovato nessuno. E credo sia meglio così».

La chiamata ai carabinieri e alla polizia locale ha fatto scattare l’intervento in una zona in cui si sarebbero verificati fatti un po’ strani. «A un paio di vicini sono stati tagliati alcuni alberi nei rispettivi terreni – aggiunge Canu – uno di questi era un olivo piantato da poco. Non vorrei che ci fosse qualcuno che ha preso di mira chi abita da queste parti». Intanto, però, la sua voce sembra rompersi, malgrado la scorza da uomo che ne deve aver viste di tutti i colori negli anni trascorsi al lavoro in carcere. «Era come un membro della famiglia, come si può considerare un cane o un gatto che vive con te da così tanto tempo. Non l’avrei fatta macellare per niente al mondo». Canu ha coperto Cioccia con un telo in attesa che venga prelevata per essere smaltita. Ad Antonio costerà circa 300 euro. Ma pagherebbe qualsiasi cifra per sapere chi è stato e, soprattutto, perché l’ha fatto. E alzerebbe ulteriormente la posta se potesse tornare indietro e rivederla di nuovo sul prato mentre gli corre incontro. —

andreas quirici



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