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“Paese rosa”, il sindaco non si arrende Possibile un referendum tra i cittadini
Dopo la sentenza del Tar Daniele Gaspari rivendica le motivazioni della scelta: «È anche questione di sicurezza»
CASTIGLIONE
Il comune di Castiglione non ci sta. La sentenza del Tribunale amministrativo regionale che ha eliminato le vie “in rosa” dalla frazione di Campori sembra non resterà l’ultima tappa di una vicenda dai molteplici risvolti.
L’amministrazione Gaspari si dice forte del consenso della stragrande maggioranza dei residenti e l’idea di intitolare le vie a donne che hanno scritto la storia, da Anna Frank a Oriana Fallaci a Frida Khalo, non è ancora tramontata.
L’operazione era stata voluta dall’amministrazione per dare un nome alle vie della frazione che non avevano una toponomastica e vista la scarsa percentuale di vie intitolate a donne in Italia, ecco che l’idea, dai risvolti anche mediatici, era stata quella di scegliere personaggi come Maria Montessori e Matilde di Canossa.
L’inaugurazione l’8 marzo 2019 poi a maggio l’accoglimento della sospensiva da parte del Tar e infine nei giorni scorsi la sentenza che ha ritenuto opportuno annullare la delibera, per difetto di istruttoria poiché, sembrerebbe, “mancata la ponderazione di esigenze”, cioè mancata riflessione approfondita sulle conseguenze per i cittadini e possibili disagi.
«Una motivazione poco comprensibile visto che la riflessione c’è stata eccome – dice il sindaco Daniele Gaspari – la scelta di dare un nome alle vie era stata pensata proprio per “evitare” i disagi, come il disagio di non aver alcuna toponomastica che fa da punto di riferimento per ambulanze, servizio postale ed emergenze».
L’amministrazione vuole anche smentire le voci secondo cui la bocciatura del Tar sarebbe arrivata a causa di un iter burocratico non corretto.
«Ci siamo mossi come dovevamo e con tutte le approvazioni necessarie da Prefettura e Soprintendenza – spiega – purtroppo 27 cittadini, sui 200 della frazione, hanno deciso quest’azione. Ma siccome sentiamo l’appoggio degli altri 173, cercheremo di accontentare la maggioranza».
Polemica anche attorno alle spese comunali derivanti dalla sentenza: «Non abbiamo fatto noi il ricorso, anzi abbiamo cercato il dialogo, ma ci siamo visti chiudere la porta in faccia. Mi sembra, di conseguenza, ridicolo veder protestare coloro che ci hanno “tirato” in causa di spendere dei soldi necessari al rispondere proprio al loro attacco».
Ma il sentimento prevalente per il sindaco è quello di amarezza: «In tanti erano orgogliosi del “paese rosa” – chiude – era un’azione dalla duplice valenza: sia fornire punti di riferimento per le emergenze che valorizzare l’importanza delle donne, storicamente e attualmente parte importante della nostra società, da ricordare ogni giorno. Usciamo tutti sconfitti da questa storia. Anche chi vorrebbe salvaguardare la via Vandelli visto che comunque la strada non ha e non avrà nemmeno quel nome. Ricordo infine che le sentenze si applicano, o, al limite, si appellano. Per cui non mi sento di escludere un possibile coinvolgimento dei cittadini del paese sul da farsi riguardo il prosieguo di questa faccenda. In fondo per noi, la sicurezza dei cittadini non ha prezzo». —
Luca Dini
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