Aids, dieci nuovi casi in Lucchesia nel 2020: ci sono anche dei morti. I nuovi positivi sono per il 60%
Uomini con età media 50,5 anni ma anche giovani di 29,5. Tra le donne, l’età media dei nuovi contagi è di 53 anni
lucca
Un sito, che sarà in linea a breve, per proseguire anche in maniera virtuale la lotta contro l’Aids, malattia non debellata e che determina ancora pesanti conseguenze sociali.
È l’iniziativa annunciata oggi, Giornata Mondiale per la lotta all'Aids, da Ce.I.S. Gruppo Giovani e Comunità, Usl Toscana nord ovest e Provincia. Dal 2008 in questo percorso, avviato nel 2002, si è inserito il progetto - concorso Ultimora Multimedia Lucca per la lotta all’Aids, che ha coinvolto gli studenti delle superiori della provincia nella produzione di spot, performance teatrali, prodotti grafici, articoli giornalistici. Causa pandemia anche Ultimora, al momento, è sospeso, ma gli organizzatori non vogliono fermarsi. E ripartono con un nuovo progetto: il sito UltimorAids. Uno spazio virtuale, in costruzione, per interagire a distanza e prevenire questa patologia.
Perché di Aids si montinua a morire e ci si continua ad ammalare. La Giornata del 1º dicembre rappresenta anche, ogni anno, un momento per fare il punto della situazione, con l’ausilio dei dati, per capire come funziona la prevenzione in provincia di Lucca (Piana,Valle e Versilia).
Al 30 novembre 2020 la struttura complessa di Malattie infettive ed epatologia del San Luca ha diagnosticato, per il territorio provinciale, 10 nuovi casi da infezione da Hiv, di cui 2 notificati come casi di Aids. «Dopo un costante aumento nel 2013 e 2014, e una sostanziale stabilizzazione dal 2015 al 2019 - evidenzia il dottor Michele de Gennaro di Malattie Infettive di Lucca - nel 2020 si è assistito a un significativo incremento, pari al 50%, del numero di nuove infezioni. I dati del 2020 mostrano una prevalenza del sesso maschile (60%) che ha acquisito l’infezione nella totalità dei casi mediante rapporti sessuali promiscui (omo/eterosessuali). L’età mediana dei nuovi casi è di 50.5 anni, con età più giovane tra gli uomini (29.5 anni) e più avanzata tra le donne (53 anni). In particolare, in almeno tre donne l’infezione contratta per via eterosessuale risulta essere stata trasmessa inconsapevolmente da partner sieropositivi di cui non conoscevano lo stato di infezione e ciò conferma la mancata percezione del rischio e il ritardo della diagnosi. Viene confermato che nel 40% dei soggetti la malattia si è presentata in fase avanzata,e si è resa necessaria l’ospedalizzazione per insorgenza di grave infezione associata a notevole riduzione delle difese immunitarie. La diagnosi ritardata riduce molto la possibilità di cure adeguate e tempestive e permette la diffusione inconsapevole della malattia».
«IlCe.Is Gruppo Giovani e Comunità di Lucca -spiega la dottoressa Chiara Bertolozzi, responsabile della Casa Famiglia per malati di Aids Mons. Agresti - da più di trent’anni si occupa di Aids, da quando nel 1983 si diffuse la notizia e vennero fatti i primi test nelle comunità terapeutiche per tossicodipendenti. Nella Casa Famiglia Mons. Agresti, aperta dal 2010 a San Vito,nel del 2020 ci sono stati 5 ingressi, tutti dall’area nord ovest; i decessi sono stati 2, le dimissioni 3. Ad oggi sono presenti nella struttura 10 persone. Il 2020 doveva essere un anno di respiro, che avrebbe dovuto aiutare a superare un 2019 con 7 decessi su 12 pazienti, e invece la pandemia e la chiusura forzata della struttura all’esterno hanno reso questo anno un periodo pesante». —
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