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«Basta subire: parlate» L’appello delle istituzioni
Comune e Polizia di Stato invitano le persone maltrattate a uscire allo scoperto e a fidarsi degli operatori specializzati che possono aiutarle a uscire dall’orrore
lucca
Niente cortei, niente manifestazioni, per la contingenza di una pandemia contro la quale tutti siamo chiamati a mobilitarci: ma il cordone contro la violenza di genere c’è, ed è fortissimo. Anche sul territorio della Lucchesia, dove - in occasione della Giornata del Fiocco Bianco contro la violenza di genere - le iniziative si moltiplicano in luoghi diversi, virtuali o in video che passano attraverso i più vari canali della comunicazione. L’obiettivo è unico: raggiungere le vittime della violenza e aiutarle a uscire da una situazione violenta a volte così acquisita da essere scambiata per normalità da chi la subisce.
«L’obiettivo dell’amministrazione comunale - spiega l’assessora alle politiche di genere Ilaria Vietina, in prima linea per combattere la violenza di genere - è dare vita a un contesto in cui la vittima di violenza possa rivelare la propria situazione. A volte la cosa più difficile è interpretare segnali anche indiretti che riportano a episodi violenti. In questo 25 novembre - aggiunge - voglio spostare l’attenzione sulla necessaria collaborazione istituzione e sulla creazione di una rete con tutti i soggetti fondamentali, dai centri antiviolenza ai Comuni, a tutta la parte sanitaria e della pubblica sicurezza al fine di prevenire la violenza, proteggere la vittima, punire la persona maltrattante. Sappiamo -prosegue - che c’è molto di sommerso: per questo bisogna essere particolarmente attenti ai segnali. Il personale impiegato in questo ambito deve essere particolarmente e formato. Ritengo -conclude - che sempre più per la prevenzione sia basilare il lavoro fatto dalla scuola».
Dal video divulgato in occasione del 25 novembre, il questore Adriana Faranda Cordella ribadisce la complessità del problema che la violenza rappresenta. «Del problema della violenza di genere e dei maltrattamenti in famiglia vediamo solo la punta. Ci sono situazioni - spiega il questore - come quella attuale in cui c’è molta sofferenza, le persone e in particolare le donne sono più fragili e isolate. Il nostro messaggio è di non tenersi tutto dentro: chiamate la questura, troverete personale specializzato che saprà come affrontare la situazione. Fidatevi:chiamateci fin dai primi segnali». E così la dottoressa Silvia Cascino, vice questore aggiunto e dirigente della squadra mobile, ribadisce che «spesso chi subisce maltrattamenti non se ne accorge. Quante mogli ci hanno detto che se il marito quando torna offende e picchia è perché è stressato dal lavoro. Le vittime di maltrattamenti sono vittime speciali - aggiunge - perché la violenza avviene in famiglia. Riscontriamo spesso tante resistenze a sporgere denuncia. Se una persona maltrattata lo fa, può beneficiare di assistenza psicologica, di assistenza legale pagata dallo Stato e di tutte le cure e le protezioni di cui ha necessità». —
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