Italia
«È stata data voce soltanto all’accusa, ma abbiamo fiducia nel Tribunale»
LUCCA
Serena Papeschi e Pietro Checchi, difesi dall’avvocato Andrea Da Prato, imputati in un procedimento penale che li vede a giudizio per appropriazione indebita e, inizialmente (poi in aula il pm ha derubricato il reato) per tentata estorsione, intervengono per manifestare il loro punto di vista: «La vicenda è per noi delicatissima e fonte di grande preoccupazione, non solo e non tanto per la gravità delle accuse che ci sono rivolte, quanto per il fatto che simile accusa provenga e sia maturata in ambito familiare. Non intendiamo certo utilizzare la stampa per controbattere la ricostruzione storica, certo legittima, operata dalla Procura, sottolineando, però, con considerazione valida a prescindere dal nostro caso che quanto riportato nell’articolo dell’edizione di mercoledì è il narrato delle denunzianti non avendo l’autorità inquirente svolto alcuna indagine (non sono state sentite le persone informate, non è stata fatta verifica bancaria e/o documentale, non c’è stato contraddittorio con gli accusati), ritenendo la Procura - lungi dal criticare il lavoro degli inquirenti - tale racconto non solo fondato, ma comprovato e aderendo ad una notizia di reato tanto grave proposta da privati.
«Questo preventivo giudizio non può e non deve considerarsi sentenza e giudizio definitivo. Questo racconto deve trovare le sue conferme o smentite nel processo dibattimentale, dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale, che ha la funzione di accertare, per quanto possibile, la verità storica e, solo in esito, di esprimere giudizi di colpevolezza o meno. L’articolo uscito sul vostro quotidiano ci pare ingeneroso e ingiusto. Alla fine di un complesso, articolato e lungo contraddittorio dibattimentale (con l’audizione non solo del commercialista, ma di moltissimi testi, di consulenti tecnici, l’acquisizione di documenti ufficiali e non, le conversazioni registrate tra i protagonisti) riteniamo ingiusto pubblicare a processo concluso, ma non ancora deciso, una ricostruzione di parte e disancorata rispetto a prove assunte dal Tribunale. Aggrava il nostro dolore verificare che l’articolo riporta l’unilaterale prospettiva dell’accusa, senza le conclusioni della nostra difesa. Restiamo fiduciosi nel lavoro del Tribunale che, siamo certi, saprà giudicare valutando con imparzialità i risultati del processo». —
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