Italia
Il Pronto soccorso già in assetto Covid: ecco come vengono gestiti i casi sospetti
Le modalità di accesso, il triage respiratorio e il tampone (rapido o ordinario): il giorno record è stato venerdì scorso con il ricovero di 13 pazienti
LUCCA. Avete febbre, tosse o altri sintomi che possano far pensare al Covid? Ecco come il Pronto soccorso dell’ospedale San Lucca gestisce i casi sospetti. Come ha raccontato pochi giorni fa sulle pagine di questo giornale la responsabile della struttura, la dottoressa Fabiana Frosini, sono in aumento gli accessi da parte di persone che mostrano sintomi Covid. Il giorno record è stato venerdì scorso: ricoverati 10 pazienti arrivati dal territorio più altri 3 provenienti dall’ospedale di Livorno.
Prima di essere ricoverati ovviamente bisogna passare dal Pronto soccorso e le strade di accesso sono solo due: o in ambulanza o sulle proprie gambe e in ogni caso sempre dopo aver contattato il proprio medico curante o il 118. Un paziente sospetto (quindi non un positivo già conclamato) che arriva in ambulanza scende nella “camera calda” e da lì viene fatto accomodare nella camera di decontaminazione a pressione negativa. Qui è sottoposto al cosiddetto triage respiratorio durante il quale gli vengono misurati alcuni parametri (ad esempio l’ossigenazione del sangue) e fatti alcuni esami di laboratorio. Nel caso i risultati e la sintomatologia siano tipici di un’infezione da Coronavirus, il soggetto viene sottoposto a tampone che viene processato direttamente nel laboratorio di analisi del San Luca. I tamponi possono essere effettuati in due modalità: quelli urgenti sono riservati ai pazienti affetti da patologie tempo dipendenti (ad esempio infarto o ictus) che necessitano di un ricovero o di un intervento chirurgico. In questo caso il risultato arriva in circa un’ora. Con le modalità ordinarie, invece, l’esito del tampone molecolare arriva in cinque ore. Il paziente attende questo lasso di tempo nell’area dedicata ai casi sospetti, che è separata sia dal percorso Covid sia dal percorso di accesso ordinario al Pronto soccorso.
C’è anche chi si presenta per proprio conto ma questa è una modalità sconsigliata: i pazienti con sintomi che possano far pensare a un’infezione da Covid, infatti, debbono contattare il proprio medico ed eventualmente sarà quest’ultimo ad allertare le Usca per fargli fare una visita a domicilio. In ogni caso, chi arriva al Pronto soccorso motu proprio esegue il pre-triage nel tendone esterno alla struttura (che a breve verrà sostituito da moduli prefabbricati), lì gli viene presa la temperatura e gli vengono poste alcune domande. Se i medici ritengono che possa essere un Covid lo fanno accomodare nella stanza del triage respiratorio a cui si accede da una porta esterna del Pronto soccorso. Qui il paziente viene sottoposto a una visita più approfondita e nel caso permangano i sospetti si dispone il tampone, il cui esito (dopo 5 ore) è atteso nella sala dei pazienti sospetti.
È opportuno ricordare che i percorsi per i pazienti Covid e per i non-Covid sono separati e non si toccano mai e soprattutto rodati. Come ricordato dalla dottoressa Frosini, l’organizzazione degli spazi può variare velocemente a seconda delle esigenze, allargando o restringendo le varie aree. I moduli prefabbricati che a giorni verranno montanti all’esterno serviranno in vista dell’arrivo dell’inverno che porterà temperature decisamente più rigide di quelle attuali. —
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