Il Tirreno

Lucca

le voci dalla città 

Tovaglie in terra anche in centro: «Ci distruggono vita e lavoro»

Rossella Lucchesi

Diversi esercizi commerciali hanno partecipato alla protesta «Abbiamo rispettato tutte le nomative ma ci chiudono lo stesso»

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lucca

La maggior parte è andata a Firenze. Ma anche a Lucca c’è stato chi - come richiesto da Confcommercio - alle 11.30 di ieri ha apparecchiato per terra, di fronte al proprio locale, per protestare contro il decreto di Conte. Esattamente come in altre 18 città italiane, dove, all’ora stabilita, le piazze principali delle maggiori città si sono trasformate in ristoranti a cielo aperto. Apparecchiate con tovaglie, piatti, bicchieri e posate, caraffe per acqua e vino, tovaglioli e cestini per il pane e sorvegliate da cuochi e camerieri vestiti di tutto punto. Però - il lato più triste - senza commensali. Quelli che da lunedì scorso si vedono col lumicino, fino a diventare quasi invisibili.

Una protesta simbolica di dieci minuti, per indicare come l’ultimo Dpcm abbia messo a terra il settore della ristorazione e con esso decine di migliaia di persone che adesso temono per il loro futuro.

«Siamo a terra - commentano sconsolati i fratelli Piero e Francesca Maccari del ristorante Skianto in via Veneto - ma di questo passo finiremo sotto terra e sarà la catastrofe, perché non abbiamo le armi per combattere questa guerra che sta distruggendo il nostro lavoro e la nostra vita».

Loro hanno aderito all’iniziativa apparecchiando a terra tre “tavoli” simbolici che attirano l’attenzione dei passanti. «Abbiamo rispettato tutte le normative che il governo ci ha imposto - aggiungono - sanificando l’ambiente e distanziando tavoli e commensali, ma chiudere alle 18 per noi significa dimezzare il lavoro e lasciare a casa i dipendenti».

Anche Antonio Di Cecio de L’Oste di Lucca in via Cenami denuncia gli investimenti per mettere in sicurezza il proprio locale e organizzare il servizio di asporto e delivery «e poi - dice - ci fanno chiudere a un’ora assurda».

L’imprenditore ci racconta che alle 17.58 di martedì ha dovuto mettere alla porta tre turisti svizzeri che avevano fatto uno spuntino nel suo locale, servendo loro il caffè in bicchierini monouso che hanno consumato sulle panchine del palazzo di fronte.

Colazione in strada anche al Moka bar, dove Andrea Baliotti, Simone Biondi e Andrea Canini hanno apparecchiato davanti alla vetrina con una tazza da cappuccino, cucchiaino e zucchero poggiati su una tovaglietta di carta.

«Chiudere alle 18 è come spezzarci le gambe - spiega Rosario La Rocca del caffè Puccini in via Fillungo - perché il nostro lavoro si concentra dopo quell’orario. Non era il massimo, ma se potevamo tenere aperto, servendo al tavolo dopo le 18 era già un sollievo che ci permetteva di non affondare». —

Rossella Lucchesi



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