Steve Martin dj, il “mito” del Pianeta «Un grande dolore»
lucca
« Benvenuti nel tempio». Così Steve Martin, dj e produttore livornese, una delle leggende nel panorama della dance italiana, accoglieva i lucchesi che negli anni Ottanta e Novanta varcavano l'ingresso del Pianeta Rosso ad Antraccoli. Una generazione cresciuta in quella sorta di “santuario”pagano dove si celebrava il rito del divertimento sfrenato tra amicizie, innamoramenti, edonismo ed esuberanza giovanile. Si ballava tutta la notte e anche la domenica pomeriggio tra luci strobosferiche e fumi al ritmo di funky e disco music, hit internazionali e dance made in Italy. Su quelle piste tanti giovani hanno lasciato ricordi, amori ed emozioni intense e indimenticabili. Steve Martin, nome d'arte di Stefano Martino, era il cerimoniere del Pianeta Rosso. Non solo la discoteca di Lucca ma di mezza Toscana: arrivavano a frotte da tutta la provincia, da Pisa, Livorno e Pistoia. Il Pianeta Rosso ha vissuto una metamorfosi nella metà degli anni novanta con il Kuku che ha definitivamente spento le luci. Le ruspe però non cancellano il mito della discoteca lucchese.
Il Pianeta Rosso-Kuku non riaprirà più: che cosa prova Steve Martin?
«I tempi d'oro sono finiti, ma la notizia mi amareggia molto. Ho vissuto quegli anni leggendari, ho conosciuto i proprietari dell’epoca e gli eredi che l’hanno tenuto vivo fino ad oggi. È triste ma è lo specchio di questa società e della crisi generale delle discoteche in Toscana e in Italia. Ormai sopravvivono solo qualche club con dj e musica dal vivo».
Quando ha iniziato a mettere la musica al Pianeta Rosso?
«Era il 1980, quando ha aperto, dopo essere stata una balera estiva. Sono stato protagonista dela creazione del mito, sette anni fantastici fino al 1987, dal giovedì alla domenica sera, compreso il pomeriggio che allora era un rituale tra i giovani che facevano la fila per entrare. Poi ho continuato a stare in consolle anche nei primi anni del KuKu. Negli ultimi anni abbiamo fatto qualche revival del Pianeta Rosso e di quegli anni spensierati e con la musica più bella di sempre».
Che cosa rappresentava il Pianeta Rosso nel panorama toscano della dance?
«A Lucca ero di casa, all’epoca era il paradiso delle discoteche, arrivano gruppi da tutta la Toscana per venire a ballare al Pianeta. C’era un’atmosfera unica, tutti volevano venire al “tempio” lucchese. Una sfida alle discoteche della Versilia. Avevo 19 anni ed ero al settimo cielo. C’erano tre piste con musiche diverse e si respirava una voglia genuina di divertirsi, ancora lontani dalle discoteche di tendenza, dai tavoli a bordo pista e dai priveé. Non dico che fosse tutto rose e fiori ma ricordo volti entusiasti e ancora oggi quegli anni e quella musica è rimasta scolpita nella memoria di chi ha vissuto in prima persona quell’incredibile periodo».
C’era anche una rivalità con il suo concittadino dj Full Time Riccardo Cioni e il Green Ship, l'altra discoteca lucchese?
«Diciamo che era il mio antagonista. Scherzi a parte siamo due dj livornesi che abbiamo lasciato ottimi ricordi in Lucchesia. I dj star? Allora non avevamo una visione imprenditoriale, ci bastava l’adrenalina della pista e del pubblico. Ma se avessimo avuto anche noi i social... C’è un ritorno alle sonorità anni 80, basti pensare ad Hypnotized del dj Purple Disco Machine o i Weekend. Quella musica sta vivendo l’ennesimo risveglio, perché era musica bella, fatta con grande passione e che toccava il cuore. Ancora oggi la disco italiana ha tanti fan in Europa. Oggi è ancora attivo a livello internazionale. Porto avanti altre attività, ma non ho abbandonato la consolle e produco musica, ho due etichette e faccio serate in tutta Europa. Adesso siamo fermi per la pandemia e mi riguardo i video di quell'epoca irripetibile». —
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